La campagna elettorale sul Referendum Costituzionale prosegue a colpi di querele. Con buona pace di chi auspicava toni pacati nel dibattito, lo sconfinamento dalle aule del Parlamento a quelle dei Tribunali è stato immediato. A dare il via al walzer è stato colui che si era ripromesso di portare il confronto sui contenuti e non sulle polemiche: #Matteo Renzi. Il premier, dopo aver accostato il nome di Paola Muraro a quello di Mafia Capitale, è stato querelato dall’assessore all’Ambiente. Stessa sorte per la sindaca Virginia Raggi che, corsa in soccorso della sua fedelissima, ha rilanciato evocando la collusione tra i vertici criminali e il Partito Democratico.

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Un vero e proprio scambio di colpi bassi che rende bene l’idea dell’importanza della posta in palio. A due mesi di distanza dal voto, i fronti contrapposti hanno accelerato la loro azione. Una rincorsa frenetica che non lascia spazio alla qualità delle proposte. Sia per il #Pd che per il #M5S la priorità resta racimolare gli ultimi voti utili in una gara che, salvo sorprese, si chiuderà al fotofinish.

Ottimismo per gli indecisi

Gli ultimi sondaggi sorridono al fronte del No che resta in vantaggio di pochi punti. Un divario colmabile, a detta di Renzi, che guarda con fiducia al gruppone degli indecisi. Saranno costoro a far pendere l’ago della bilancia in un verso o nell’altro. A dispetto delle recenti frizioni, inoltre, il premier potrebbe ritrovare proprio nell’Europa il suo alleato migliore.

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Sosteniamo Renzi perché in Italia c’è una minaccia populista - ha affermato ieri il Commissario Ue agli Affari Economi, Pierre Moscovici - e valuteremo la flessibilità richiesta per le spese relative a rifugiati e terremotati”. Un endorsement in piena regola che fa il paio con quello già incassato da Berlino. L’attenzione di Renzi resta alta in ogni caso sul fronte interno. La minoranza PD è una mina vagante che, con il moto perpetuo di D’Alema, potrebbe rivelarsi un ostacolo decisivo. C’è tensione a Palazzo Chigi e le cannonate di Luca Lotti per l’ex segretario DS erano pronte a esplodere da tempo: “D’Alema è accecato dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione”.

Una Woodstock del No

Più compatto è il fronte del No che, a dispetto dei quesiti proposti dal Referendum, prosegue a braccetto con l’unico obiettivo di mandare a casa Renzi. Una Santa Alleanza guidata dal M5S e cavalcata da minoranza PD, Sinistra Italiana, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc (e tutte le innumerevoli sigle di opposizione al governo).

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Una vera e propria crociata contro il renzismo che potrebbe convogliare in una mega manifestazione di piazza: la Woodstock del No. Quella che settimane fa appariva solo una provocazione, potrebbe trasformarsi in realtà. “Speriamo che la diano in diretta perché ci farebbe guadagnare un sacco di voti” è stato il commento sarcastico di Renzi che, dalla sua, ha sfidato i rivali in un faccia a faccia in Tv. Non certo meno schietto è stato Renato Brunetta (solleticato da una battuta del premier) che ha così motivato la ragione del No ai microfoni de Il Fatto Quotidiano: “Voglio mandare Renzi a casa perché così sarebbe costretto a cercarsi un lavoro, lui che non ha mai lavorato in vita sua. Gli italiani lo sognano la notte”.