È soprattutto nei momenti più difficili che una comunità si ricompatta superando problemi, dissidi e contrapposizioni. È nel momento del dolore  che una collettività diventa tale per davvero, riunificandosi sotto il tetto dell’appartenenza e non delle bandiere. Eppure con le immagini fresche e apocalittiche delle conseguenze del #Terremoto che ha devastato nella tarda serata di ieri numerosi Comuni del Centro Italia (già dilaniati dal sisma di agosto che ha devastato Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto), c’è chi ha pensato bene di ricavarne battute poco edificanti. La degenerazione che sta causando il web è un tema critico del quale più volte si sono occupati i sociologi della comunicazione e non solo.

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I social network da strumento di aggregazione sono divenuti un territorio virtuale dominato da milioni di webeti da tastiera (per dirla alla Mentana), di cosiddetti haters che passano tutto il giorno in rete “a vomitare bile” (per dirla alla Crozza). È così che in piena campagna per il Referendum, anche il sisma può divenire un’occasione.

Il tweet infelice di Cioffi

Che sia stato partorito o meno dalla sua mente, il cinguettio infelice del senatore Andrea Cioffi è quello che per autorevolezza istituzionale racconta meglio questa degenerazione. Con buona pace dei doveri o semplicemente del buonsenso, il cinquestelle ha pensato bene di correre a twittare il suo pensiero mentre altrove ci si metteva al riparo dai calcinacci causati dai crolli nelle abitazioni: “A Roma due forti scosse di terremoto in due ore, il Senato ha retto benissimo e reggerà anche alla deforma di Renzi. Io voto no”.

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Ciò che Cioffi non ha calcolato è che in molti hanno rilanciato le sue parole corredandole con l’accusa di sciacallaggio mediatico. Dopo esser rimbalzato per pochi minuti il tweet è scomparso dal profilo del senatore grillino e, al suo posto, ne è comparso un altro di solidarietà “alle popolazioni colpite ancora dal Terremoto”. Troppo tardi: lo screenshot originale salvato dagli utenti ancora circola sul web ed è entrato a far parte della pagina gestita dall’account @nonleggerlo, molto popolare tra gli abituali frequentatori di Twitter.

Veleni e rabbia in rete

Basta fare un giro sui principali social del resto per capire bene che, insieme agli aggiornamenti del sisma, la fanno da padrona i temi più spinosi di questa campagna elettorale. Il Movimento 5 Stelle prova a cavalcare il congelamento della proposta di legge sul dimezzamento degli stipendi e delle diarie dei parlamentari senza sosta. La guerra al governo e, naturalmente, a Renzi è una costante tra i seguaci grillini e il terremoto nelle Marche e in Umbria, in tal senso, è divenuto per molti un ponte che conduce verso il nichilismo morale.

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A denunciare il comportamento di diversi lettori è stato ieri il quotidiano Il Messaggero, che ha deciso di mettere in vetrina i commenti più inquietanti che hanno accompagnato la diretta web TV. Nell’inventario delle idiozie non manca nulla: chi si augura la morte di Renzi, chi di tutto il Partito Democratico per il crollo di Montecitorio. Una degenerazione sconfinata che però termina quasi sempre con l’autocensura. Una dimostrazione in più di cosa è diventato il web: un vomitatoio popolare che non conosce limiti.    #andrea cioffi #Matteo Renzi