Università di Las Vegas, Nevada. Terzo ed ultimo atto del match tra #hillary clinton e #Donald Trump. La campagna volge al termine. La candidata democratica è avanti di almeno 7 punti percentuali e non vuole rischiare mosse false. Per Trump è invece l'ultima chance, dopo il lungo tonfo seguito alla campagna dei media per il suo sessismo. Quindi, Clinton rimane coperta sapendo che il tempo gioca ormai a suo favore e Trump deve attaccare a testa bassa, tirando in ballo qualunque cosa. 

La politica e gli insulti

Con queste premesse, l'esito del terzo dibattito era scontato per stile, toni e contenuti.

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Infatti, nonostante un inizio soft, incentrato sui temi delle migrazioni e della difesa del secondo emendamento, il moderatore fatica a tenere le briglie del botta e risposta. Non appena entra in scena Putin ed i sospetti sui cyber-attacchi, volano i primi insulti: buffone, bugiarda e via così. Si riaccende la consueta divaricazione. Clinton è più aggressiva della volta scorsa.

Economia, si naviga a vista

Trump punta su una ricetta liberista molto spinta ma declinata secondo una traccia populista. Clinton s'infiamma ancora una volta presentando il suo piano ma glissa quando il moderatore la incalza sostenendo come appaia una replica della politica economica di Obama. 

Idoneità ad essere presidente

Trump non può evitare la domanda sul sessismo. Si difende, nega, definisce bugie le accuse che gli sono piovute addosso.

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E biasima la Clinton per aver fomentato una campagna scandalistica. La democratica, d'altronde, cavalca l'onda mantenendo un atteggiamento aggressivo. Trump deve replicare ed usa il "mailgate" per deviare il discorso. La Clinton sembra un muro di gomma e ritorna sull'argomento del sessismo. Il ping-pong  è senza sosta. Il moderatore vuole apparire equidistante. Dopo la domanda a Trump, pone alla candidata democratica la questione del conflitto d'interessi con la fondazione Clinton: e scoppia la polemica sui fondi ricevuti dalla fondazione da parte dell'Arabia Saudita. Per ribattere, l'ex segretario di stato mette in pista la Trump foundation. Poi riemerge la questione delle tasse federali non pagate da Trump. E per replica parte la bordata del repubblicano che accusa la Clinton di essere in combutta con Wall Street. 

Elezioni truccate?

La questione viene platealmente discussa.

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Trump si dice incerto sul suo atteggiamento all'indomani delle elezioni. Clinton si dichiara sconcertata per le dichiarazioni di Trump. Distanza massima tra i due candidati.

Guerra all'isis

Forti le critiche di Trump, mirate a sminuire la figura della Clinton come ex segretario di stato. Una serie di sferzanti affermazioni per denigrare l'intera politica estera americana. E così, la democratica è costretta alla replica, mettendosi in difesa ma senza evitare battute altrettanto pungenti sul contendente. Le offensive su Mosul ed Aleppo rimbalzano tra le voci dei due candidati in un confronto retorico che assume caratteristiche banali. 

Debito nazionale

L'ultimo segmento del dibattito è dedicato a questa criticità. Comincia Trump che rilancia un'idea immaginifica degli Stati Uniti come grande macchina economica capace di riassorbire il debito pubblico. Clinton crede invece in un rilancio della classe media come motore del processo di sviluppo. Il moderatore fa l'ultima domanda: come agire sui programmi assistenziali ed il piano sanitario? Per Trump l'assistenza sanitaria è insostenibile e l'obama care va abolito. Per Clinton l'assistenza sociale deve aumentare ed occorre favorirne l'estensione. 

Appello finale 

"Difenderò le famiglie contro gli interessi dei potenti e delle corporation": questa la dichiarazione perentoria di Hillary Clinton. Trump rilancia in ogni direzione e fa richiamo al suo slogan: "Noi rifaremo grande l'America. Non possiamo permetterci altri quattro anni di politica in continuità con la presidenza di Obama". Niente stretta di mano, i due candidati si ignorano. Finisce l'ultimo dibattito. Fra 20 giorni un nuovo presidente. #elezioni presidenziali Usa