Lo scorso giugno il Presidente turco Erdoğan aveva rivolto le sue scuse a Putin, per la sofferenza causata alla famiglia del pilota deceduto in seguito all'abbattimento del cacciabombardiere sovietico, sorvolando sulla questione dei risarcimenti e delle responsabilità dello Stato turco. Erdoğan intende riprendere i contatti con la Russia, con la quale i rapporti si erano interrotti dopo la crisi di novembre scorso, e contenere l’interesse sovietico in Medio Oriente. I raid in Siria sono, infatti, il segnale dell’ambizione russa di conquistare un avamposto sul Mediterraneo, che però costituisce un ostacolo all’ambiguità della politica estera di Ankara.

Pubblicità
Pubblicità

In agenda era previsto un incontro tra i due leader, ma prima che ciò avvenisse la Turchia è stata travolta da un rapido colpo di Stato che non produce effetti sovversivi sul governo centrale di Ankara.

In questa fase politica, la visita di #Erdogan a #Vladimir Putin al Konstantinovsky Palace di San Pietroburgo risulta dunque strategica, esattamente come la visita di Putin oggi a Istanbul. Il discorso di Putin alla 23ª edizione del World Energy Congress potrebbe aprire prospettive interessanti sul progetto del Turkish Stream, gasdotto che collega il Mar Nero alla provincia di Kɪrklareli, nella Turchia europea, sospeso dopo l'applicazione delle sanzioni di novembre scorso, ma i cui lavori potrebbero essere presto riavviati. Dopo il veto posto dalla Russia sulla bozza presentata dalla Francia e dalla Spagna al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni, è prioritario capire cosa accadrà sul fronte siriano.

Pubblicità

La Turchia è sicuramente pronta a convergere con la Russia sull’obiettivo di sconfiggere DAESH, ma salvaguardando il governo di Assad. Il terreno comune su cui si sta compiendo il riavvicinamento tra Russia e Turchia resta il risentimento verso l'Occidente. Se, infatti, l’obiettivo di Mosca è quello di ridefinire un sistema di alleanze per veder riconosciuto il suo ruolo di grande potenza che ritiene storicamente le competa in Medio Oriente, sul Mediterraneo. Per il governo centrale di Ankara, invece, è il momento ideale per uscire dall'isolamento in cui il paese è caduto dopo il fallito golpe. Strategia finale dell’asse Mosca-Ankara è di raccogliere proseliti nel bacino mediorientale, considerando anche il ruolo fondamentale dell'Iran sciita