Nessuno nella Ue sembra condividere le azioni intraprese dalla #russia, nella tragedia che investe ormai da tempo la #Siria. Aleppo, città martoriata e troppe volte dimenticata, vive costantemente assediata dai bombardamenti: i bollettini di guerra hanno riempito per giorni e giorni le pagine di cronaca, riportando la conta di un numero enorme di vittime civili, per lo più bambini, e la paura per possibili epidemie, vista la carenza di tutto, acqua in testa.

Tutti si affannano a tentare di ricomporre i termini della tregua umanitaria, un traguardo raggiunto a Settembre e che ha avuto vita breve. Interrotta dopo una sola settimana, la mancata applicazione del cessate il fuoco per qualche ora ha di fatto impedito ai convogli dei soccorsi umanitari di prestare la propria opera nei territori martoriati di Aleppo.

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E estremamente faticosi si sono rivelati i tentativi di ripristino, già disattesi il 20 ottobre con azioni di guerriglia nei corridoi appositamente creati.

La UE ha espresso da tempo la sua "preoccupazione" per la situazione siriana, e condannato la condotta della Russia, tanto da inserire in calendario, nel corso del vertice di Bruxelles, la possibilità di sancire, nel documento programmatico finale, le nuove sanzioni da applicare alla Russia.

E' un argomento fuori logo adesso, sostiene Renzi

Sta di fatto che, come per magia, nella bozza finale è scomparso ogni riferimento ad una politica sanzionatoria. Fautore del dietro front è proprio Matteo Renzi, che bolla come inappropriata, in questo momento, la scelta di applicare nuove sanzioni alla Russia, anche se questa sembra essere una posizione largamente condivisa.

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"Se ne riparlerà quando scadranno i termini della sanzioni attualmente in vigore, nel  gennaio 2017", afferma il nostro premier. Anche se tutti i leader dei Paesi partecipanti al vertice lasciano trapelare che l'idea di un nuovo impianto sanzionatorio non è per nulla accantonata.  Anzi, resta intonsa sul tavolo, se la Russia non addiviene a più miti consigli.

Renzi ci tiene, però, a precisare la sua posizione: dichiara di essersi fatto portavoce, in definitiva, di una volontà comune emersa durante il vertice dei ministri degli esteri dei paesi UE, tenutasi il 17 ottobre. Ribadisce però la volontà unanime di "fare tutte le pressioni possibili perché si possa arrivare ad un accordo in Siria". Il documento finale, redatto e sottoscritto da tutti i 28 capi di Stato e di governo presenti al vertice, del resto parla chiaro: esprime a chiare lettere la ferma condanna degli attacchi effettuati dal regime siriano e dai suoi alleati - con espresso riferimento alla Russia - verso i cittadini di Aleppo. Richiamando le parti in causa a lavorare per addivenire alla cessazione immediata delle ostilità, il documento esprime anche la richiesta che i responsabili delle violazioni ai diritti umanitari subiscano un giusto processo.