Nessun accordo è stato raggiunto in seno al Consiglio delle Nazioni Unite sulla crisi siriana. La bozza di risoluzione presentata dalla #Francia e dalla Spagna, che hanno chiesto l’immediato cessate il fuoco e lo stop ai bombardamenti ad Aleppo è stata bloccata dalla #russia. Il documento ha ottenuto 11 voti a favore, 2 contrari tra cui il veto russo, e 2 astensioni, tra cui la Cina. Di contro, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha bocciato la bozza di risoluzione russa sulla #Siria. Il testo ha ottenuto 4 voti a favore, 9 contrari, e 2 astenuti. Il testo di Mosca era simile a quello francese, ma non contemplava ovviamente di fermare i raid aerei su Aleppo.

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Non si è fatta attendere la reazione del Presidente Hollande il quale, come il Segretario di Stato Americano John Kerry, ha accusato la Russia di macchiarsi di crimini di guerra in Siria e non si esclude che la Francia possa ricorrere alla Corte penale internazionale per avviare un’indagine. A tal proposito, Hollande ha messo in discussione anche la visita istituzionale di Putin a Parigi.

Dopo continue richieste, la Russia non ha fatto nulla per fermare gli attacchi del regime di Damasco, ma se si considera che le battute di arresto di DAESH in Siria sono state determinate dall’intervento russo, permane il problema di capire se la comunità internazionale, una volta che sia riuscita a impedire a Putin di avere mano libera in Siria, intenda agire contro lo Stato Islamico.

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Nel frattempo, però, Putin ha raggiunto il Presidente Erdogan a Istanbul. Un altro passo verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, che a questo punto potrebbero influenzare seriamente lo sviluppo delle crisi siriana. Il core business delle relazioni turco-sovietiche restano però i rapporti commerciali. A causa della situazione critica attorno agli impianti petroliferi di Siraq, lo scambio di risorse energetiche è necessario all’approvvigionamento della Turchia. Motivazione che spiega l’indirizzo accomodante della politica estera di Erdoğan e, valutando l'impegno di Mosca a garantirsi le vie di accesso al mercato energetico europeo, purché queste non passino dall’Ucraina, si spiega anche perché a Putin convenga il progressivo avvicinamento alla Turchia.