Dopo quasi quarant’anni di stabilità politica, gli eventi della Primavera Araba travolgono il regime dittatoriale del Presidente Ali Abdullah Saleh. La situazione nello #Yemen cambia, lo Stato più povero del Medio Oriente è piegato da un conflitto interno tra organizzazioni terroristiche e milizie locali, attori statali e non, sostenuti da interessi stranieri contrapposti. La crisi yemenita presenta dimensioni regionali e internazionali e ha assunto carattere religioso, un’apparente lotta tra sciiti e sunniti che cela una proxy war tra due storici avversari, #iran e Arabia Saudita.

Nelle ultime ore, si sono intensificati gli scontri nello Yemen e, per la prima volta, sono intervenuti anche gli Stati Uniti nel conflitto.

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Washington ha colpito i ribelli Houthi, dopo aver appoggiato per un anno e mezzo la coalizione a guida saudita, aprendo una nuova fase della crisi yemenita. Dopo l’attacco americano, Teheran ha deciso di inviare alcune navi della sua flotta e questa decisione potrebbe aggravare i rapporti con Ryhad, anche se il comandante della Marina iraniana ha ribadito che, nel totale rispetto delle leggi internazionali, la Repubblica Islamica può condurre operazioni anti-pirateria nel Golfo di Aden, strategica rotta per il traffico di petrolio che dal Golfo raggiunge il mercato europeo e asiatico. Il timore saudita però resta. L'obiettivo dell'Arabia Saudita è impedire che l’Iran arrivi a controllare il porto di Aden e il traffico energetico, e la monarchia venga circondata da governi filo-iraniani. A nord, perché l’Iran è impegnato in Iraq a proseguire la lotta contro lo Stato Islamico e il Presidente Rohani potrebbe così rafforzare il controllo sulla Penisola araba.

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A sud, perché la Repubblica islamica potrebbe estendere la sua influenza e indebolire l’Arabia Saudita, in crisi con il governo del Cairo, che non ha inviato le truppe nello Yemen, ma si è limitato ad aderire al blocco dello stretto di Bab El Mandeb.

In questo conflitto sono tante le variabili endogene ed esogene che interagiscono, un quadro ulteriormente complicato dalla presenza DAESH. Infatti, il rallentamento dei lavori della diplomazia internazionale potrebbe determinare un rafforzamento di Al-Qaeda o DAESH, sebbene non si possa escludere che le due contrapposte organizzazioni terroristiche abbiano già sfruttato la confusione generale per rafforzare la propria presenza. I fallimenti dei negoziati di pace hanno lasciato spazio ai bombardamenti ripresi in modo intenso, a danno soprattutto della popolazione civile, con il rischio che la crisi yemenita degeneri, o sia già degenerata, come la guerra siriana e vanifichi l’ipotesi di insediare un governo di unità nazionale dei ribelli sciiti Houthi, sul modello libico, che potrebbe essere la soluzione più attendibile, il primo passo verso la lunga ricostruzione del paese.  #USA