È un Silvio Berlusconi senza freni quello che si è presentato questa mattina a #Rtl 102.5 per un’intervista radiofonica a tutto campo durante la trasmissione Non Stop News. Il benservito dato a Stefano Parisi, aspirante leader del centrodestra da lui stesso incaricato, è di ieri, ancora fresco. “Parisi? – aveva sentenziato Berlusconi - Sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra, ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”. Non pago di aver silurato il suo poco credibile erede, oggi il vecchio Silvio ricade su un suo vecchio pallino: Matteo Renzi. “In Italia di leader veri dentro la politica ce n'è uno solo e si chiama Matteo Renzi - afferma aggiungendo però che - fuori dalla politica ce n'è uno che è stato buttato fuori dalla politica”.

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Ogni riferimento alla sua persona non è puramente casuale.

L’intervista di Berlusconi a Rtl 102.5

Dunque, il leader di Forza Italia sceglie i microfoni di Rtl 102.5 per confermare il suo mai sopito amore per Renzi e la poca fiducia riposta nel flemmatico Parisi. Ma qui finiscono le lodi per il giovane Matteo e parte l’attacco sulle ragioni del referendum costituzionale perché, secondo lui, “dire che la vittoria del si' darebbe slancio all'economia, è un'arma che usa Renzi per spaventare gli italiani”. Berlusconi conferma il No deciso che la sua parte politica esprimerà il 4 dicembre.

Chiuso il capitolo Renzi, il tycoon di Arcore apre quello su Parisi. “In una coalizione nessuno può mettere Veti - dice Silvio con chiaro riferimento all’ex candidato ‘trombato’ sindaco di Milano - nessuno può pensare di avere la guida di una coalizione se gli altri membri della coalizione non lo accettano.

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I personalismi sono deleteri”. Una pietra tombale sulle aspirazioni del manager ‘moderato’ scagliata da Berlusconi il quale, poi, specifica che “non è questo il ruolo che Parisi aveva scelto per se stesso – perché - lui, col mio consenso, si era messo a disposizione per raccogliere energie e protagonisti tra la gente che non si era mai impegnata in politica”. Impegno evidentemente disatteso a suo modo di vedere, anche se la porta del centrodestra per il momento rimane ancora socchiusa per Parisi.

Gli altri temi trattati

Berlusconi parla a tutto campo spaziando dal tema dell’esercito a Milano alle polemiche sulla defenestrazione del sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci, cacciato grazie alle firme apposte di fronte ad un notaio dai consiglieri comunali di FI (come Ignazio marino a Roma). Altolà anche allo strumento delle primarie finché non sarà regolato per legge. Assolto , invece, Renzi per la vicenda della lettera spedita a 4 milioni di italiani all’estero. “Il diritto di comunicare a tutti gli elettori è un diritto di Renzi come un diritto di tutti noi”, dice.

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Non poteva mancare l’attacco ai “giornaloni” che “in questo momento parteggiano per il Governo”. Gran finale dedicato all’elogio di Donald Trump capace, come lui, di “ascoltare le difficoltà del ceto medio esposto alla crisi” anche se, conclude, “con lui ho pochi punti in comune”. #Silvio Berlusconi