Il discorso di chiusura della Leopolda 7, pronunciato da Matteo Renzi domenica scorsa, ha rappresentato l’apice dello scontro all’interno del #Pd tra la maggioranza renziana e la minoranza bersaniana. Toni aspri ed accesi, fischi per Massimo D’Alema e #Pier Luigi Bersani, grido belluino di “fuori, fuori” rivolto contro i rappresentanti della vecchia ‘ditta’ e, dulcis in fundo, cambio di casacca (forse) per Gianni Cuperlo per merito delle presunte modifiche all’Italicum. Si respira aria di scissione dalle parti dei Dem. Questa mattina, sul quotidiano La Stampa, l’ex segretario del partito risponde per le rime alle accuse renziane definendo la Leopolda “una pagliacciata che dimostra che in quel posto non c'è cultura politica”.

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 La botta di Renzi e la risposta di Bersani

Proprio ieri, dal palco fiorentino, un tonitruante, nervoso e insolitamente madido di sudore segretario del Pd, Matteo Renzi, aveva etichettato quelli della vecchia guardia come “gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perché non comandavano loro, e ora provano a decretare la fine del Pd”. E poi, una “classe dirigente che ha già fallito” e che sta difendendo “la possibilità di tornare al potere”. Toni da rissa da saloon che hanno fatto sussultare i sempre timidi capi bastone della minoranza interna e hanno spinto Bersani all’ennesima intemerata contro la nuova gestione ‘rottamatrice’ del partito.

 “Alla Leopolda possono gridare 'fuori fuori' fino a sgolarsi – sbotta questa mattina sulle colonne de La Stampa il politico di Bettola - una pagliacciata che dimostra che in quel posto non c'è cultura politica”.

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Bersani si dice colpito dal fatto che “nessuno dal palco abbia sedato quei cori da operetta”. Poi, rassicura e minaccia allo stesso tempo: “Il Pd è casa mia. Non toglierò il disturbo. Quindi stiano calmi e sereni”. Ma alla luce dello scontro senza esclusione di colpi in atto tra renziani e bersaniani, sembra ci sia poco da stare ‘calmi e sereni’. Alla scissione forse Bersani ci sta pensando veramente, anche se si guarda bene dal farlo trasparire. Al contrario, prosegue, “non consentiremo a Renzi di imbrogliare le carte come fa di solito con il giochino del divide et impera” perché “ci sono i Democratici per il Sì e i Democratici per il No”. Dunque, nei piani bersaniani, è necessario mantenere l’unità del partito, almeno di facciata, per poi puntare a riprendersi tutta la ‘ditta’ in caso di vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre. “C'è un solo partito ed idee diverse, tutte con la stessa legittimità”, conclude. Ma ormai non ci crede più neanche lui. #Leopolda pagliacciata