Non si ferma l’opera rinnovatrice di Donald Trump. Dopo aver confermato le promesse fatte in campagna elettorale, tra le quali l’espulsione di tre milioni di immigrati clandestini, soprattutto messicani con precedenti penali, e l’intenzione di aprire immediatamente un dialogo con Putin per uscire da quello stato di guerra fredda che si era creato con l’amministrazione #Obama e che sarebbe inevitabilmente continuato se fosse stata eletta la #Clinton, il nuovo presidente degli Stati Uniti si appresta a nominare la squadra di governo che lo accompagnerà nei prossimi quattro anni.

I nomi più gettonati sono, al momento l’italo americano ed ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, che dovrebbe diventare il Ministro degli Esteri, Newt Gingrich, il senatore Bob Corker che già dirige la commissione esteri della Camera, Richard Haass, direttore del "Think Tank Cuncil on Foreign Relations", e il dottor Ben Carson.

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Quest'ultimo è sconosciuto ai più: cresciuto senza il padre, la madre faceva pulizie nelle case dei ricchi bianchi liberali per pagare gli studi del figlio. Con la sofferenza, l’abnegazione, lo studio incessante e la preghiera, è diventato il miglior neurochirurgo pediatrico degli Stati Uniti. Ora è candidato a diventare il nuovo ministro dell'istruzione. Ha una fede infinita in Dio ed è pronto a combattere l'ateismo nelle scuole. Gli altri nomi sono ancora in altro mare, ma si ritiene che entro una settimana la squadra sarà al completo per poter essere ufficializzata e presentata all’opinione pubblica americana.

Sull'altro fronte, Hillary Clinton è segnalata in un momento di grossa difficoltà, non solo per aver perso le elezioni, ma anche per lo stress psicologico che una campagna elettorale serrata come quella americana causa inevitabilmente.

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Si racconta che nella notte elettorale che ha sancito il trionfo di Trump, la Clinton sia stata sedata per non aver retto all’impatto della sconfitta.

Nel mese di gennaio 2017, Trump si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca, e nonostante ormai l’America abbia detto basta alla politica austera di Obama, la polemica democratica non si placa. Soros e i suoi alleati stanno organizzando diverse battaglie politiche per contrastare il programma del nuovo presidente repubblicano. Secondo alcune indiscrezioni, anche le manifestazioni di protesta scatenatesi il giorno dopo la vittoria del magnate americano, sarebbero state volute e pilotate dalla corrente democratica del paese. Al momento, l’unico riscontro positivo a livello internazionale [VIDEO] è che è stato scongiurato l'inasprirsi dello scontro tra Stati Uniti e Russia, che avrebbe potuto avere ripercussioni anche sulla Nato e, di conseguenza, sull'Italia. #Donald Trump