Manca meno di un mese al referendum costituzionale del 4 dicembre, e il livello della contesa politica si sta scaldando. Vediamo di comprendere appieno le ragioni del "No" e del "Sì", partendo dall'analisi fattuale della propaganda dei rispettivi comitati promotori. In questa sede ci occuperemo di alcune delle dichiarazioni che vengono utilizzate dai comitati del Sì per sostenere la bontà della riforma Boschi-Verdini.

Approfondimento delle ragioni del Sì

  • La riforma abolisce il Senato: Totalmente falso, anzi, la riforma non prevede il superamento del cosiddetto "bicameralismo perfetto", cioè due camere che hanno gli stessi poteri, ma il bicameralismo differenziato, con entrambe le camere che avranno compiti diversi, ma di certo il Senato non verrà abolito.
  • Le leggi in Parlamento procederanno più velocemente: Falso. Oltre alle leggi legate all'attività paritaria con la Camera, il Senato può richiedere di rivedere le leggi che sono alla Camera e, nel caso vi sia il rifiuto di quest'ultima, la normativa in questione può eventualmente essere richiamata dal Senato e generare diversi conflitti di attribuzione tra le Camere.
  • La riforma riduce i costi della politica e il numero dei politiciParzialmente vero ed ingannevole. Infatti, secondo i dati della ragioneria dello Stato, i benefici derivanti dalla riforma sarebbero appena 50 milioni di euro, e ancora c'è da stabilire come verranno rimborsati i futuri senatori nella loro doppia mansione di sindaco/consigliere regionale e parlamentare. È vero, invece, che il numero dei politici verrebbe ridotto.
  • Non si fanno mai riforme in questo paese: falso. La Costituzione è stata emendata diverse volte dalla sua promulgazione, un esempio fra tutti la modifica del Titolo V nel 2001.

Ovviamente, la disputa politica il più delle volte scende ad un livello molto più basso di testé esposto, soprattutto perché spesso si svia dal merito della riforma, per indirizzare la questione su argomenti collaterali ma non centrali al referendum, come la legge elettorale e il destino politico dell'attuale presidente del consiglio Matteo Renzi.

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