In occasione di un dibattito sulla Riforma costituzionale svoltosi a Livorno, è intervenuto Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di SEL e deputato di Sinistra Italiana. Vediamo i passaggi principali del suo intervento.

'No sfregi alla Costituzione. In Italia le leggi si approvano prima che altrove, ne abbiamo troppe e vanno sfoltite'

"Trovo volgarmente strumentale che Renzi e la Boschi accostino chi vota No da sinistra a chi lo fa da destra. Vorrei ricordare che il PCI di Berlinguer ha votato più volte in Parlamento nello stesso modo di Almirante contro il Governo in carica. E pure ai referendum abrogativi del 2011 vi furono molti soggetti che fecero campagna per il Sì, pur non avendo nulla in comune, da SEL, al PD, da Forza Nuova a Casapound. Quindi non si usino questi argomenti solo quando fa comodo. Il No è la condizione per impedire uno sfregio alla #Costituzione italiana, perché i Governi cambiano ma le Costituzioni restano. Questa Riforma, qualora sciaguratamente vincesse il Sì, otterrà il contrario di quello che si prefigge e che annunciano i suoi promotori, altroché efficienza e velocità: si passa dal bicameralismo paritario a quello pasticciato: nell'articolo 70 si passa dall'usare 9 parole all'usarne 139. I dati dell'Unione Europea dimostrano che l'Italia ha dei tempi di produzione legislativa più bassi di Francia e Germania, semmai abbiamo in Italia il problema inverso, ovvero quello di fare troppe leggi dato abbiamo una iper-produzione legislativa che andrebbe semmai sfoltita."

'Riforma della Costituzione è simile a documento di JP Morgan che voleva ridurre spazi democratici'

"Perché si è arrivati a questa Riforma? Che idea ci sta dietro? Il problema è che il nostro sistema politico è malato. Chi spinge per il Sì crede che la malattia dell'Italia sia la democrazia e pensa che per curarla serva ridurre gli spazi democratici. Essa riduce il potere di chi ne ha poco e aumenta quello di chi ne ha molto. Anche se il Premier ritiene che questo sia complottismo, viene qualche dubbio quando si mette accanto la struttura di questa Riforma e un documento del 2013 redatto da JP Morgan, una delle più grandi banche d'affari del mondo (condannata dal Governo USA a risarcire 13 miliardi del mondo per la crisi dei mutui subprime). Essa commissionò ai suoi ricercatori uno studio che ha prodotto questo esito: "Fino a ieri eravamo convinti che i problemi dell'eurozona fossero di natura economica, oggi ci siamo accorti che inoltre ci sono degli ostacoli politici, ovvero le Costituzioni del sud Europa nate dai movimenti di liberazione antifascisti, poiché infarcite di idee socialistiche e presentano Esecutivi troppo deboli rispetto ai Parlamenti". Oggi infatti si introduce il voto a data certa, ovvero che i disegni di legge di iniziativa governativa entro 70 giorni dalla presentazione vengano comunque votati: se una Commissione parlamentare non fa in tempo a discuterlo ed emendarlo, comunque entro 70 giorni va in Aula."

Poi Fratoianni prosegue: "Inoltre JP Morgan dice anche che "i Governi nazionali sono troppo deboli rispetto ai poteri locali". Con questa riforma infatti il Governo centrale è più forte e quelli locali sono azzerati sulle materie concorrenti, temi decisivi per la vita dei territori. Sulla riforma del Titolo V sarebbe servita una vera discussione nel Paese. Nella Puglia di Nichi Vendola fummo i primi a fare un piano di programmazione energetica regionale, il Governo si oppose, non perché volesse fare una sua programmazione energetica centrale ma perché in questo paese da decenni manca proprio del tutto la cultura della programmazione, si vive alla giornata guardando alla pancia e ai sondaggi.Infine JP Morgan dice che queste Costituzioni danno troppe garanzie a chi si oppone; penso che seppur non ci sia scritto in modo formale il "combinato disposto" produce un meccanismo che rende più semplice intervenire sulla prima parte della Costituzione. Questo è lo spirito che muove questa Riforma." #Matteo Renzi #referendum costituzionale