Alcune settimane fa, l'attenzione mediatica su Aleppo (#Siria) era alta. Le immagini di quella che viene descritta come la “Grand Epic Of Aleppo” si rincorrevano sugli schermi televisivi d'Italia, mostrando sempre più spesso i bambini, protagonisti più colpiti di una guerra senza fine.

I bombardamenti ad Aleppo Est

"Da quelle parti si continua a scappare e morire. Per incentivare le diplomazie internazionali ad intervenire più celermente, è fondamentale tenere le telecamere puntate su Aleppo - scrive in una nota WeAreOnlus - Questo clima che potrebbe essere definibile oscurantista ha permesso, dalla fine della tregua in poi, i bombardamenti più indiscriminati dall'inizio dell'intervento dell'aviazione russa a sostegno di Assad.

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Ad Aleppo Est la popolazione, che ha deciso di non lasciare le proprie case o ciò che ne rimane, vive non solo costantemente sotto il rischio di essere colpita dalle bombe sganciate dai Mig, ma in condizioni di non poter trovare soccorso".

In occasione della Giornata Mondiale dei diritti dell'infanzia, tenutasi il 20 novembre 2016, WeAreOnlus aveva espresso il suo sdegno per la situazione generata dai bombardamenti sulla città di Aleppo, i quali hanno prodotto, come comunicato da Syria Charity, la chiusura di tutti gli ospedali presenti nella parte di Aleppo Est, oggetto di una incessante pioggia di bombe.

“E' calato nuovamente il silenzio dei media sull'argomento assedio di Aleppo - ha dichiarato Enrico Vandini, presidente della Onlus - Dalla cessazione della tregua, infatti, non si parla più di questo olocausto che ormai è in corso da troppo tempo.

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Eppure lì si continua a morire e proprio i bambini sono le vittime sacrificate sull'altare degli interessi di Assad ed alleati. Tutto ciò mi rattrista. Le notizie che ci giungono da Aleppo ci dicono chiaramente che i bambini che si trovano nella parte della città oggetto costante dei bombardamenti russi non hanno possibilità di scampo. O muoiono per gli effetti diretti delle esplosioni o muoiono perché non possono essere curati. Tutto ciò va detto”.

I numeri della guerra in Siria

Durante il convegno del 22 novembre in Senato, evento fortemente sostenuto dall'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata e supportato da UANI (United Against Nuclear Iran), dal titolo “Business Italia-Iran un analisi costi benefici”, WeAreOnlus, tramite l'intervento ospite di Enrico Vandini, aveva presentato un focus sul contributo che l'Iran porta alla causa di Assad e della Russia.

“Non bisogna dimenticare alcuni numeri - ha dichiarato Vandini - dall’inizio del conflitto ad oggi sono stati uccisi 23.863 bambini, l’86% per mano del regime di Assad”.

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Le cifre mostrate durante l'intervento, descrivono l'esodo della popolazione siriana: 4.807.700 è il numero di profughi registrati (fonte UNHCR) dall'inizio della guerra, di cui ben 1.177.914 hanno chiesto asilo in Europa mentre 483.897 siriani vivono nei campi profughi interni alla Siria. Numeri che evidenziano la portata di quella che oramai è da considerarsi la più grande crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale.