Per decenni il dibattito sulle sorti della sepoltura di #marcos è stato acceso, tanto che il corpo del rais è rimasto alle Haiwaii sino ad ora, insieme ad altri personaggi importanti per la storia dell’arcipelago filippino. Ieri, però, la Corte suprema ha respinto con 9 voti contro 5 tutte le petizioni presentate dal mondo politico e dalle organizzazioni umanitarie contro la sepoltura del dittatore tra gli eroi del paese. Marcos, infatti, è una figura controversa: da un lato è colui che ha segnato per le #Filippine una sorta di età dell’oro per il benessere economico e le infrastrutture, dall’altro è il fautore della legge marziale

Il regime di Marcos

Sono stati ben 21 anni di governo, quelli di Marcos, dal 1965 al 1986, in cui il dittatore ha fatto ampio abuso dei diritti umani.

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Più di 100.000 le persone uccise, molte delle quali torturate e tra queste tanti gli innocenti gettati in prigione. Libertà di parola e di stampa ridotta a zero, per tutto il governo di Marcos le Filippine hanno vissuto sotto un regime autoritario. Fonti come Transparency International, che nel 2004 lo ha nominato come uno dei politici più corrotti di sempre, sostengono che Marcos abbia sottratto allo stato circa 10 miliardi di dollari. A porre fine alla sua dittatura sono state le numerose manifestazioni del popolo filippino. 

Il sostegno di Duterte

Con l’ascesa al potere del nuovo presidente Rodrigo Duterte, avvenuta lo scorso maggio, la famiglia Marcos è tornata sulla scena e #duterte stesso ha sostenuto la famiglia rimuovendo il divieto che ne riguardava la sepoltura. La vicinanza di Duterte ai Marcos non è certo un segreto ed è nota anche per l’amicizia che lo lega al figlio dell’ex dittatore, il senatore Ferdinand ‘Bongbong’ Marcos.

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Le simpatie tra i due sembrano essere dovute soprattutto al fatto che i Marcos hanno in gran parte finanziato la campagna elettorale di Duterte, il quale sembra essere un degno successore in regime autoritario. Preoccupanti sono infatti gli ultimi dati relativi alla sua spietata guerra alla droga: si contano più di 4737 persone uccise in soli pochi mesi di governo. 

La reazione del popolo

Il popolo filippino ha reagito duramente alla decisione della Corte suprema. Numerose le proteste in questi giorni, sostenute da molti volti della politica tra cui la senatrice Leila De Lima, la quale ultimamente sta conducendo una campagna per i diritti umani a supporto dell’UN.