Parliamo di #Israele. Non è mai facile farlo, oggi ancora meno. Ma Israele può fare la differenza in queste tormentate ed epocali elezioni USA. Vediamo perché.

Israele val bene una vittoria, provare per credere

L'America è un melting pot, si diceva una volta. Come a dire: in America trovi di tutto, trovi tutti, tutti i popoli e le etnie. Ma chi ha un peso speciale e per certi aspetti determinante in America? Certamente Israele. Perché gli ebrei americani, magnati e intellettuali, contano, eccome, in America. Non solo. Qualche numero, per capire.

Nello Stato di Israele, su quel territorio così cruciale per le sorti del mondo, non solo mediorientale (e, tra parentesi, oggi all'avanguardia dell'IT), abitano qualcosa come 300.000 americani che, negli ultimi anni, si sono trasferiti, discretamente, in quel Paese.

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Si badi: Israele ha 8 milioni di abitanti. Dunque, 300.000 cittadini americani, che continuano a mantenere la residenza negli USA, significa qualcosa come circa lo 0,4% della popolazione, non proprio una percentuale banale, senza contare quelli che si chiamano "grandi connettori" ivi presenti. Con questi ultimi, americani e grandi influencer in quel Paese, la portata qualitativa si dilata sensibilmente. 

Cosa faranno questi cittadini americani nella terra dei loro avi? Chi voteranno?

Israele e ai cittadini ebrei, sia israeliani, che americani che vivono in esso, interessano soltanto equilibri regionali e stabilità di rapporti con Washington. Con Obama non è stata proprio una passeggiata di salute, come si dice a Roma, oggi le cose devono cambiare: occorre avere in cassa una vittoria che rassicuri l'intera area.

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Trump o Clinton? Israele attende ma non con le mani in mano

Parliamoci chiaro: la sfida Trump vs #Clinton è anche una sfida interna. I magnati ebrei e americani sono coinvolti e fanno l'endorsement dividendosi fra il miliardario anti-establishment e la zarina di Washington.

Abbiamo Sheldon Adelson, patron dei casinò di Las Vegas, dunque un cuore simbolico che costituisce uno dei momenti dell'American Dream, tifa per Trump. E' in generale difficile valutare appieno il ruolo accreditato a un mastino come Benjamin Netanyahu, fatto sta che questi magnati contano anche da quelle parti e anche nei salotti politici israeliani.

A sostegno della Clinton c'è Haim Sabban, della East Coast, un tizio niente male anche questo, che produce entertainement per le tv e finanzia think tank e centri studi sul Medioriente. In America, quando uno ha i soldi, tradizionalmente li usa per influenzare a macchia d'olio la società. La Clinton è dunque la partner ideale per operazioni di questo tipo. La Clinton fa dunque gli interessi delle banche? La domanda è direi oggettivamente retorica, ma vorrei aggiungere, per equilibrio di giudizio: e viceversa.

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Questo lo scenario, alquanto interessante, che riguarda il complesso e solido mondo ebraico degli affari e della finanza negli USA?

Cosa faranno, a partita finita, i sostenitori del candidato vincente e/o di quello perdente? Difficile a dirsi, una cosa sola può essere data come ragionevolmente certa: il business continuerà ad andare a gonfie vele. Perché in America si dice: that's not personal. Niente di personale. Just business. Solo affari. #Donald Trump