#moez fezzani, classe ’69, considerato tra i reclutatori dell’Isis in Italia, è stato arrestato il 14 novembre scorso in Sudan grazie al lavoro dell’Intelligence Italiana.

Sul tunisino gravava una condanna definitiva a 5 anni e 8 mesi, emessa dalla Procura Generale della Repubblica di Milano, per associazione a delinquere con finalità di #terrorismo.

Moez Ben Abdelkader Fezzani, conosciuto in Italia anche come Abu Nassim, era da almeno un ventennio nel mirino degli inquirenti, in quanto prima considerato militante di Al Qaeda, successivamente vicino al Califfato. Nel 2012 era stato assolto in primo grado dall’accusa di adesione al “Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento”; considerato soggetto pericoloso per la sicurezza nazionale, ne era stata richiesta l’espulsione dall’Italia.

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Condannato infine nel 2014 ed estradato a Tunisi, avrebbe preso parte all’organizzazione degli attentati al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi e all’Hotel RIU Imperial Marhaba di Susa.

Non solo quindi latitante in Italia ma ricercato anche in Tunisia, per lui era stato emesso un mandato di cattura internazionale.

Le indagini milanesi

Durante le indagini condotte agli inizi degli anni 2000 dagli agenti della Digos, coordinati dall’allora Pubblico Ministero #stefano dambruoso - oggi parlamentare e Questore della Camera dei Deputati - era emerso che l’appartamento milanese di Fezzani in via Paravia (nella zona di San Siro), soprannominato “La Casa dei tunisini”, era tappa fissa per gli aspiranti mujaheddin in attesa di partire per i campi di addestramento.

Oggi è evidente quindi la capacità di Fezzani, e con lui di molti altri indagati, di spostarsi rapidamente e continuare la propria missione in Italia, Afghanistan, Tunisia, Siria, Marocco e ora Sudan, accrescendo la sua capacità leaderistica.

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La lotta al terrorismo e i diritti fondamentali dell'uomo

Proprio Dambruoso, in una recente intervista rilasciata all’indomani della cattura di Fezzani, ha definito il terrorista come «un personaggio di elevatissimo spicco nel panorama attuale del terrorismo di marca Isis. […] Fezzani fin da giovanissimo ha manifestato una sua inclinazione leaderistica all’interno dei gruppi. Era stato segnalato dall’intelligence internazionale prima dell’11 settembre, e quindi nel suo circuito europeo, passando da Milano, era già stato segnalato come un personaggio pericoloso. Nelle indagini milanesi che io ho condotto fino a tutto il 2004, Fezzani è stato indagato, se ne è chiesta la misura cautelare e gli arresti.»

Lo stesso Dambruoso si è di recente espresso a riguardo, durante la lectio magistralis dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari: la lotta al terrorismo non può ignorare i diritti fondamentali della sicurezza dell’individuo.

Fezzani, infatti, è stato detenuto nel campo di Bagram in Afghanistan e nel carcere americano di Guantánamo, entrambi tristemente noti per gli abusi e le torture nei confronti dei detenuti.

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«La lotta al terrorismo non deve essere una scusa per superare i limiti dei diritti fondamentali della sicurezza del singolo individuo, anche quando ci si trova in situazioni di estrema instabilità come in questi ultimi anni. Tutelare la pubblica sicurezza di ogni singolo cittadino residente sul suolo italiano rappresenta uno dei punti cardine su cui si deve basare uno stato democratico.»