Dubbi e veleni, mentre #Donald Trump sta componendo la sua squadra di governo. Sono relativi alle elezioni dello scorso 8 novembre e, in particolare, alla vittoria contro ogni pronostico del candidato repubblicano in tre Stati chiave come il Michigan, la Pennsylvania ed il Wisconsin, successo peraltro ottenuto sul filo di lana. I sospetti di possibili 'errori' vengono sollevati da un gruppo di esperti con a capo l'avvocato John Bonifaz, specialista del diritto al voto, e da Alex J. Halderman, direttore del Centro per la sicurezza elettronica della Michigan University. Secondo il loro parere, è possibile che la vittoria di Trump in questi tre Stati sia stata causata da un errore del voto elettronico.

Pubblicità
Pubblicità

Ma c'è anche chi pensa alla possibile intromissione di hacker stranieri.

La teoria 'cospirazionista'

La teoria, ormai datata, viene riciclata per l'occasione: hacker stranieri che hanno cercato di influenzare la campagna elettorale e l'esito del voto e che, in questo caso, ci sarebbero riusciti. Lo zampino dei servizi segreti russi e l'ombra lunga di Vladimir Putin [VIDEO], uno dei leitmotiv utilizzati da #hillary clinton nel corso della sua campagna elettorale. L'ex first lady ad onor del vero non ha ancora deciso se presentare un eventuale ricorso e chiedere il riconteggio dei voti. Il suo staff avrebbe comunque avuto un incontro con il gruppo di esperti che ha sollevato questi pesanti sospetti. L'oggetto della discussione non è stato reso noto ma è facile intuire di cosa si sia privatamente parlato.

Pubblicità

Pertanto, la macchina anti-Trump sarebbe ancora in azione e starebbe preparando apposita documentazione incentrata sulle "stranezze" verificatesi in occasione del voto e sulla "vulnerabilità del sistema informatico" da inoltrare alle autorità competenti. I tempi per un eventuale ricorso da parte della candidata sconfitta sono comunque limitati: dunque, se c'è davvero l'intenzione di promuovere un 'recount', il tutto dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

I dubbi legittimi di Hillary Clinton

Siamo dell'avviso che il pensiero abbia sfiorato Hillary Clinton, ma è anche vero che un possibile ricorso è denso di rischi per l'ex segretario di Stato. Di fatto, non ci sono prove di possibili manomissioni del voto ed il passo di ricorrere alla contestazione sarebbe irreversibile. Se si dovesse chiudere tutto in una bolla di sapone, farebbe apparire la Clinton non solo come la candidata sconfitta, ma anche come quella incapace di accettare il verdetto degli elettori. In realtà, ciò che stride maggiormente dinanzi all'effettivo risultato delle urne, sta nella virata a vantaggio di Trump nonostante Hillary Clinton avesse vinto nettamente al voto popolare con oltre due milioni di preferenze in più.

Pubblicità

Indubbiamente vero che può accadere, il complesso sistema di scelta dei Grandi Elettori fa storia a sé ma nella lunga storia delle elezioni presidenziali statunitensi è successo una sola volta, nel lontano 1876. In quella circostanza il candidato repubblicano Rutherford Hayes venne eletto presidente battendo Ulysses Grant, presidente uscente anch'egli repubblicano, pur ottenendo l'1,5 % di preferenze in meno al voto popolare. Allora furono addirittura venti i collegi elettorali in cui venne aperta la contestazione. #Elezioni USA