#Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: il 9 novembre entra nella storia. Chi non ha sentito pronunciare queste parole? Un po’ ovunque fra i vari mezzi d’informazione si è voluto imprimere in chi ascoltava il fatto che il 9 novembre diventasse un giorno storico. E’ indubbio che l’elezione di Donald Trump entri di diritto fra gli eventi storici più sbalorditivi della storia. A prescindere dalle credenze di ognuno di noi, chiunque si sarebbe immaginato un esito diverso. Tant’è vero che, per esempio, le autorità francesi dell’Eliseo non avevano neanche preparato un messaggio di congratulazioni per il candidato repubblicano.

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Il bello della storia e degli eventi storici sensazionali è che hanno l’abitudine di ripresentarsi in forme diverse e con contesti differenti, ma è piuttosto misterioso come la storia, appunto, si diverta a giocare con noi. Perché? Il 9 novembre non è una data che entra adesso nella storia. Basterebbe citare un altro evento piuttosto importante, ovvero quello accaduto a Berlino nel 1989. La caduta del Muro che divideva la città dal 1961 fra Est e Ovest , considerato come il simbolo di quella che venne riconosciuta come “cortina di ferro”, è ancora oggi la metafora della fine della Guerra Fredda e la scintilla che portò alla definitiva riunificazione tedesca. Tralasciando il fatto che dimenticare fatti storici come questo sia un errore madornale, cosa c’entra Trump con tutto questo?

Le parole, a volte, hanno un peso ed un potere davvero molto forte.

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Soprattutto se commisurato al numero delle persone che ti ascoltano. Prendiamo ad esempio la parola “muro”. Quello di Berlino è stato per anni causa di sofferenze e malumori e la sua caduta ha generato grandi celebrazioni di pace. E Trump? Durante un suo intervento a Phoenix ha esposto la propria politica sull’immigrazione ribadendo la volontà di voler costruire un muro “impenetrabile” fra Stati Uniti e Messico. Inoltre il governo messicano, secondo il parere del neo presidente americano, dovrebbe accollarsi parte dei costi dei lavori. E il 9 novembre, il giorno in cui si celebra la caduta di un muro che per circa 28 anni ha diviso un popolo, potrebbe diventare il giorno in cui è stato eletto l’uomo che di muro ne costruisce un altro. Ecco che la storia torna a ripetersi.

Ma non finisce qui. A dicembre 2015 Trump fa una delle dichiarazioni che lo hanno reso un personaggio celebre per la sua schiettezza. Davanti alla folla del New Hampshire, il candidato repubblicano promette un decreto per rendere obbligatoria la pena di morte per chiunque uccida un poliziotto.

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E tutto questo nel periodo forse peggiore, con gli scontri fra polizia e popolazione afroamericana giunti ad un livello piuttosto feroce e violento. In passato, fra l’8 e il 9 novembre del 1998 in Europa venne abolita la pena di morte dell’ultimo paese che l’aveva ancora nel proprio ordinamento: l’Inghilterra. E lo stesso giorno dell’elezione di Trump, nel Nebraska il referendum indetto ha ripristinato la pena capitale. Ecco che la storia torna sui propri passi.

Altra questione è quella sulla libertà di stampa. Chi ha seguito la campagna elettorale di Trump ha sicuramente intuito la sua non grande simpatia per internet e in generale l’informazione libera. Ci sono state dichiarazioni di intenzione di voler porre limitazioni al web. Cosa assurda e impensabile al giorno d’oggi. Ed è proprio un altro 9 novembre che ci viene incontro. Era il 1846 e Papa Pio IX promulgò la sua prima enciclica (Qui pluribus), nella quale si scagliava contro la libertà di informazione, di coscienza e di pensiero.

L’obiettivo, ovviamente, non è quello di sostenere teorie assurde, ma solamente evidenziare quanto la storia possa ripresentarsi in forme e modi che non sempre si ripetono allo stesso modo. Bisogna però prestare attenzione a quello che ci accade intorno perché i fatti possono sì cambiare, ma le conseguenze o le cause che si generano sono più o meno sempre le stesse.