Non si può certo dire che il presidente del consiglio #Matteo Renzi non si stia impegnando per far si che il Referendum di modifica costituzionale del prossimo 4 dicembre venga vinto dal fronte del si.

Si nota tranquillamente infatti come la presenza mediatica del leader del partito democratico sia martellante, quasi come quella di uno dei suoi predecessori, che dalla sua aveva inoltre il fatto di possedere le tre più importanti televisioni private e vari giornali. Inoltre alcuni dei maggiori network italiani sono stati già richiamati dall’ AGCOM causa sovraesposizione di governo e presidente del consiglio.

Le “bombe” del premier

Il premier, ricordando un po’ uno dei suoi predecessori, non ha mancato di fare delle importanti mosse volte a catalizzare verso la sua fronda i voti dei cittadini indecisi.

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Uno dei principali temi è stato quello delle pensioni, aumento delle pensioni minime e scivolo estremamente vantaggioso per chi vuole andare in pensione prima.

Ma non solo, sbloccare l’adeguamento salariale per i contratti del pubblico impiego, misure per partite IVA non iscritte ad ordini professionali, fino all’ ultimo colpo di teatro con cui ha personalmente bocciato l’introduzione della cedolare secca per le formule Air B&B che la commissione bilancio voleva introdurre.

Ma non solo, torna la classica promessa di posti di lavoro tramite il ponte sullo stretto di Messina. Lo stesso ponte per cui il #Pd fece le barricate quando a proporlo fu la destra berlusconiana.

Matteo Renzi non è nuovo a promesse del genere. Basta ricordare i famosi 80 euro che aiutarono di certo il PD nelle elezioni europee del 2014 quando ci fu lo straordinario risultato del 40,8%

Al momento, i sondaggi danno in vantaggio il fronte del NO anche se la forbice non è estremamente ampia.

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Inoltre bisogna tener conto oltre che del fronte degli indecisi anche delle ultime prestazioni degli istituti demoscopici viste le enormi cantonate prese sia con la Brexit che con Donald Trump. In ogni caso, rispetto a quanto detto ormai un anno fa, il premier non ha alcuna intenzione di dimettersi, a prescindere dall'esito della consultazione. #referendum costituzionale