Un'altra vittoria che si trasforma in sconfitta. Non passa, ancora una volta, la politica sull'#immigrazione proposta dal presidente ungherese #Orban e del suo partito di estrema destra Fidesz.

Così, dopo essersi visto bloccate le proprie idee sui migranti dal referendum di ottobre, il premier ha ricevuto una doccia fredda anche in Parlamento su un emendamento costituzionale voluto dal governo che aveva come scopo quello di far cadere definitivamente il meccanismo della ripartizione delle quote dei profughi voluta dall'Unione Europea.

Il referendum di ottobre e il voto del Parlamento

Una duplice sconfitta quindi quella di Orban che parte da quel 2 ottobre con il referendum proposto dall'esecutivo sulla possibilità di accettare o meno la proposta dell'Unione Europea sulla ripartizione dei migranti tra i vari stati membri.

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In quella circostanza non venne raggiunto il quorum richiesto del 50% dei votanti, un risultato in realtà rimasto lontano dal bersaglio in quanto a votare in quella occasione furono appena il 43% circa degli aventi diritto e a poco valse la netta vittoria del no, con il 98% delle preferenze, affinché il risultato potesse considerarsi valido ai fini politici.

Diverso invece l'esito in Parlamento sulla proposta del governo di inserire in Costituzione un'emendamento per vietare insediamenti di migranti in #Ungheria, una sorta di seconda possibilità per fermare l'Unione Europea ufficialmente.

A voltare le spalle questa volta al premier ungherese sono state tutte le opposizioni che hanno fermato il numero dei favorevole all'emendamento a 131 deputati su 199, a soli due voti dalla maggioranza richiesta dei due terzi per modificare la Carta costituzionale.

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Tutte le opposizioni quindi hanno votato contro l'esecutivo ad iniziare dal partito di estrema destra Jobbik, anch'esso contrario al sistema delle quote ma che chiedeva una norma ancora più restrittiva di quella proposta da Orban e dall'esecutivo.

Orban fermato a destra

Il partito xenofobo Jobbik ha quindi deciso di far cadere l'emendamento a destra, puntando i piedi sulla propria posizione. Sarà interessante capire per il futuro quale sarà il progetto di Orban, se proseguire diritto per la sua strada assieme al suo partito o collaborare con Jobbik ed il suo leader Gabor Vona.

Quindi se da un lato l'Unione Europea può tirare un sospiro di sollievo per il passaggio a vuoto dell'emendamento ungherese, dall'altro le preoccupazioni per la deriva xenofoba e nazionalista che sta prendendo l'Ungheria non faranno sicuramente dormire sonni tranquilli a nessuno dalle parti di Bruxelles.