Da alcune ore, il tema principale su cui controbattono gli osservatori è quello di identificare le linee guide della politica estera che il Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump adotterà nel prossimo quadriennio. Trump è stato dipinto dai mass-media come populista o come portatore di idee di ultra-destra per le sue esternazioni contro gli immigrati, gli islamici e i toni isolazionisti e contrari alla globalizzazione adottati in campagna elettorale. Ora tali dichiarazioni, prese sinora superficialmente in considerazione dagli osservatori, sono analizzate con maggior attenzione per tentare di capire quale sarà la posizione degli Stati Uniti nel contesto globale sotto la sua presidenza.

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L’Europa e la NATO: una nuova Yalta con Putin?

Già da alcuni mesi, non è sfuggito agli osservatori più attenti, l’atteggiamento di Putin favorevole a Trump, nel corso della campagna elettorale. Ciò è dovuto alla politica di tensione nei rapporti USA-Russia, durante la Presidenza Obama, che la candidata Clinton prometteva di proseguire, essendo stata ella stessa a darne inizio, nel periodo della sua segreteria di Stato. Qualcuno ha già azzardato l’ipotesi di una nuova Yalta del ventunesimo secolo, tra USA e Russia, con la Cina al posto della Gran Bretagna a far numero, senza contare granché. Di certo Trump, in campagna elettorale ha dichiarato: « La Nato? È una buona cosa… se funzionasse anche senza di noi. Non possiamo più permetterci di spendere una fortuna per equipaggiare gli altri paesi ».

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Musica per le orecchie di Putin. Si prevede, quindi, per il prossimo quadriennio, un’Europa neutralizzata, solo formalmente ancora appartenente alla NATO, faccia a faccia con la Russia ancor più che ai tempi della guerra fredda.

Medio Oriente

La politica di Obama di sponsorizzazione delle “primavere arabe” si è rivelata un fallimento e ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi, oltre ad altri motivi di dissenso con Putin. Con Trump si tornerà allo status quo precedente: le opposizioni democratiche saranno lasciate al loro triste destino; Siria e Iran torneranno saldamente nella sfera d’influenza russa; Arabia e Israele in quella degli Stati Uniti. Per l'Iraq ci si accorderà su una neutralizzazione che consentirà agli USA di proseguire nello sfruttamento dei pozzi di petrolio e alla Russia di far passare i suoi gasdotti dall'Iran alla Siria. Il problema curdo sarà ricondotto nell'alveo dei confini irakeni, una volta sconfitto ISIS. La Turchia seguirà il destino dell'Europa e cioè la presenza NATO, nello Stato euroasiatico sarà solo formale.

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Erdogan si troverà - volente o nolente - a dover trattare direttamente con Putin.

Cina: politica commerciale e accordi vari

Difficilmente si addiverrà alla firma del Ttip che, ormai, non vogliono più nemmeno gli europei, ma saranno messi in discussione anche altri accordi internazionali come il NAFTA (trattato per il libero commercio con il Canada e il Messico), soprattutto per quanto riguarda il Messico, ai cui prodotti Trump ha detto che applicherà una tassa del 35%. Un neo-protezionismo sarà inoltre alzato contro l’industria cinese: «La Cina va affrontata sotto il punto di vista commerciale – ha detto Trump - Il libero scambio ci ha rovinato. Loro portano ogni cosa nel nostro paese. Noi, invece, dobbiamo pagare». D’altronde è stato questo il motivo per cui ha raccolto voti negli Stati industrializzati del nord-est sinora roccaforti del Partito democratico, dove migliaia di operai hanno perso un lavoro sicuro per la concorrenza aggressiva delle industrie manifatturiere cinesi. Poche misure, dunque, ma rivoluzionarie, alle quali Europa e Cina si dovranno adeguare, con conseguenze, al momento, di difficile previsione. Per non parlare delle Borse europee e mondiali dove i capitali arabi e cinesi potranno far scendere i titoli a livelli imprevedibili. #Elezioni USA #Vladimir Putin #Donald Trump