Era di due giorni fa l'ipotesi di rinviare il #referendum costituzionale alla primavera del prossimo anno, secondo alcuni per continuare la campagna e ottenere la vittoria certa del si, per altri invece l'intenzione era quella di non creare problemi alle popolazioni colpite dal terremoto, in Italia centrale.

La proposta era pervenuta dai partiti della minoranza, ma alcune fonti riportavano che anche a Palazzo Chigi si valutava l'ipotesi, in quanto il governo era preoccupato dai sondaggi poco rassicuranti.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi però non ha mai valutato questa possibilità, portata avanti invece dal ministro degli Interni Angelino Alfano, che aveva aperto a un possibile slittamento, ma solo su esplicita e formale richiesta da parte delle opposizioni. 

Mattarella: Quirinale estraneo all'ipotesi

E' invece arrivata direttamente dal Capo dello Stato la smentita riguardo una sua proposta di rinviare il referendum, affermando che quest'ipotesi non era mai stata presa in considerazione.

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Anzi, l'idea non era nemmeno entrata negli uffici del Quirinale.

La proposta proveniva solo da alcuni partiti di opposizione, ma non è mai stata inviata una richiesta formale e secondo i canoni dettati dalla legge. Con le sue parole, il presidente della Repubblica ha chiuso la questione: il rinvio è escluso, si vota il #4 dicembre come deciso. 

I rinvii nel passato

Solamente una volta è stato rinviato un voto, nel 1993, durante le elezioni per l'elezione dei nuovi sindaci e giunte comunali. In diverse città l'apertura delle urne fu ritardata di alcuni giorni per consentire l'entrata in vigore della nuova legge elettorale, che prevedeva l'elezione diretta del sindaco e l'inserimento del ballottaggio per la vittoria al secondo turno.

Altre tre volte era stata proposto, ma la causa erano dei semplici problemi tecnici che vennero risolti senza problemi, consentendo così di votare nel giorno prestabilito. 

Inoltre, per lo slittamento di un voto occorre una votazione formale da parte del Parlamento, mozione la quale dovrebbe essere approvata da una larga maggioranza, sia dai partiti di governo sia da quelli di opposizione.

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La legge avrebbe poi la possibilità di posticipare la consultazione di alcune settimane, ma non potrebbe rinviarla fino alla primavera

Caso rinvio chiuso, dunque. #Quirinale