Tra meno di 2 settimane gli Italiani saranno chiamati alle urne per votare al #referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016. Intanto, i mercati, gli analisti finanziari e i Governi internazionali stanno spostando la loro attenzione sull'Italia.

Dopo le elezioni americane e il Referendum in Inghilterra - quest'ultimo sta portando all'uscita della Gran Bretagna dall'Europa (Brexit) e contestualmente alla caduta libera della sterlina, con ripercussioni negative sull'economia del Paese - ora i Governi Europei sono ben consapevoli che il Referendum Italiano rappresenterebbe un fondamentale punto di svolta con potenziali ricadute non solo politiche ma anche finanziarie.

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Gli Italiani dovranno decidere se accettare o respingere (Sì o No) le modifiche portate avanti dal Governo Renzi senza i due terzi della maggioranza e, pertanto, la legge di riforma costituzionale é stata sottoposta a Referendum.

La riforma costituzionale introduce importanti modifiche alla Costituzione

1) l'eliminazione del bicameralismo paritario (questo significa che fino ad oggi, lo stesso testo di legge deve essere approvato da entrambe le Camere); Si precisa, che in molti paesi europei, come Finlandia, Danimarca, Svezia, e Grecia, la seconda camera, o camera alta (ovvero il Senato), non esiste nemmeno. Ed altri Paesi, come la Germania, Francia, Regno Unito e Spagna non c'è bicameralismo paritario come in Italia.Tanto per fare alcuni esempi: in Francia, il parlamento è composto dal Senato e dall'assemblea nazionale.

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L’elezione del senato avviene per suffragio indiretto: i senatori sono scelti da un collegio di 150mila grandi elettori tra gli amministratori locali. In Germania, il senato si chiama Bundesrat ha solo 69 membri, ed ha un potere legislativo limitato ad alcune materie, in particolare per quanto riguarda i land (le regioni tedesche). I senatori sono nominati dai governi dei land, in numero proporzionale alla popolazione di ogni regione e non danno la fiducia al Governo;

2) riduzione del numero dei Senatori, che passerebbero da 315 a 100;

3) riorganizzazione delle competenze tra Stato e Regioni ( con lo spostamento di alcune funzioni dalle autorità locali a quelle statali);

4) abolizione di alcuni organi come Il Consiglio Nazionale per l'Economia ed il Lavoro.

Gli Italiani sono chiamati dunque a dire Sì o No a queste quattro modifiche.

Cosa succederà all'indomani del Referendum?

Cosa può dunque accadere il 5 dicembre? In caso di vittoria del Si, il Governo Renzi ne uscirà rafforzato dal Referendum anche perché il Premier ha portato avanti in prima persona la riforma costituzionale promuovendola in giro per l'Italia.

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Se Vince in No, il Governo ne uscirà fortemente indebolito e Renzi ha già chiarito che in tal caso presenterà le proprie dimissioni; si creerebbero instabilità nel Paese, e se non lo facesse, rimarrebbe alla guida di un Governo comunque finito. Inoltre, si è dichiarato non favorevole ad un 'governo di breve durata' solo per riformare l'Italicum. Quindi, il Governo potrebbe cadere in caso di vittoria del No, creando una situazione che potrebbe non essere semplice da risolvere per il Presidente Mattarella. E, secondo gli osservatori politici, la via d'uscita da una potenziale crisi non sarebbe neppure con le nuove elezioni. Nel frattempo, i sondaggi danno il No in testa di 5 punti rispetto al Si, ma al tempo stesso mostrano una ampia fascia di cittadini ancora indecisi. Ad ogni modo, memori dei sondaggi inesatti per Brexit e Trump, nulla è scontato. In tutta Europa, solo l’Italia ha un sistema parlamentare in cui il Senato ha esattamente gli stessi poteri della Camera. Se questo è sinonimo di democrazia, fuori dal Bel Paese sono tutti anti-democratici?