Il #referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre sarebbe a rischio brogli? La denuncia mediatica arriva da molti esponenti del fronte del No, preoccupati dal fatto che le iniziative del governo Renzi, da loro considerate sul filo dell’illegalità, possano condizionare l’esito del voto, soprattutto quello espresso dai circa 4 milioni di italiani all’estero. L’ultimo colpo di scena, in ordine di tempo, sarebbe lo stanziamento di circa 155 milioni di euro in 4 anni in favore delle associazioni dei nostri connazionali residenti fuori dai confini patrii, previsto dalla prossima legge di Stabilità. Anche la lettera inviata da Matteo Renzi, nelle vesti di segretario del Pd, agli italiani all’estero fa infuriare quelli del No, convinti che l’operazione sia illegale.

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Resta, infine, disatteso l’allarme lanciato fin dal 2013 dall’ambasciatrice Cristina Ravaglia, direttore generale della Farnesina per gli italiani all’estero, circa gli “effetti potenzialmente distorsivi” della legge Tremaglia che regola il voto oltreconfine.

Pioggia di soldi per gli italiani all’estero

Ad infiammare la polemica sul rischio brogli al referendum ci si mette pure l’articolo 74 della legge di Stabilità attualmente all’esame del parlamento. “È istituito - si legge nel teso – un fondo da ripartire con una dotazione finanziaria di” 155 milioni di euro fino al 2020 “per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero”. Destinatari della inaspettata pioggia di soldi saranno “82 Istituti italiani di cultura (Iic), 135 istituzioni scolastiche italiane all’estero, 146 enti gestori e 176 lettori di ruolo”.

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Il tutto condito, aggiunge l’articolo 61, dalla “contrattualizzazione di personale locale da adibire allo smaltimento dell’arretrato”. Insomma, quello che il fronte del No chiama già ‘voto di scambio’.

La lettera di Renzi e la denuncia dell’ambasciatrice

Intanto, Matteo Renzi, da segretario del Pd e non da premier (così impone la legge), prende carta e penna virtuali per scrivere “Cara italiana, caro italiano…”, ai suddetti 4 milioni di connazionali. Circostanza che fa imbestialire il fronte del No, convinto, carte alla mano (è il caso, ad esempio, dell’ex deputato Dc Giuseppe Gargani), che l’iniziativa di Palazzo Chigi, travestito da Nazareno, rappresenti una palese violazione della legge sulla privacy. La tesi di Gargani va a cozzare, però, contro un provvedimento del garante della Privacy Antonello Soro. Pronta la guerra di carte bollate. I comitati del No hanno anche chiesto un incontro urgente col presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Totalmente ignorata dagli altri media, invece, la denuncia scritta fatta dall’ambasciatrice Cristina Ravaglia dopo le elezioni politiche del 2013 e pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano.

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Il sistema di voto all’estero stabilito dalla legge Tremaglia del 2001 è “totalmente inadeguato, se non contrario ai fondamentali principi costituzionali che sanciscono che il voto sia personale, segreto e libero”, scriveva la Ravaglia in un documento riservato. La funzionaria metteva anche in risalto “gli effetti potenzialmente distorsivi dell’impianto vigente” che regola il voto per corrispondenza e faceva riferimento allo strano fenomeno dell’‘affluenza ridotta’ e alla “elevata quantità di schede nulle”. #italiani all'estero #brogli referendum