Inedito confronto televisivo domenica pomeriggio tra il presidente del Consiglio, #Matteo Renzi, e il segretario della Fiom Maurizio Landini. Arbitro dello scontro sui destini incrociati di referendum costituzionale e Lavoro è stata la giornalista Lucia Annunziata, conduttrice della trasmissione di approfondimento politico In mezz’ora. Una premessa: Renzi ha deciso di accettare la sfida tv del leader dei metalmeccanici della Cgil perché disperatamente a caccia dei voti dell’elettorato di centro-destra. Secondo gli spin doctors del premier, infatti, Landini rappresenta proprio il ‘diavolo rosso’ adatto a spaventare il popolo che fu berlusconiano.

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E il ‘metalmeccanico’ Landini non delude le attese: “La riforma riduce gli spazi di democrazia”.

“Se vince il Si al referendum costituzionale - esordisce il premier con l’intento di mettere in difficoltà l’avversario - sul mondo del lavoro cambia moltissimo, ad esempio sulle politiche attive del lavoro che diventano nazionali e non ci saranno più disparità tra le regioni”.

“La nostra è una posizione di merito perché il problema è che noi siamo contrari a questi cambiamenti malfatti e sbagliati – ribatte Landini perché - si passa da un bicameralismo perfetto ad un bicameralismo malfatto”. Compito del sindacato, secondo il leader Fiom, è anche occuparsi delle modifiche costituzionali perché ha l’obbligo di difendere i diritti dei lavoratori sanciti dalla Carta del 1948.

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Un Renzi insolitamente sereno nicchia furbescamente, “sono d’accordo con Landini” sul dovere di difendere la Costituzione, dice.

Ma poi affonda il colpo sulle posizioni della Cgil che, a suo dire, sarebbe in linea generale favorevole a modificare alcune norme costituzionali e non può “difendere uno status quo che non ha funzionato”. E parte con il solito elenco delle modifiche previste (bicameralismo perfetto, riduzione costi della politica), chiudendo poi con un affilato commento: “compito di un sindacalista pensavo fosse difendere i lavoratori e non i consiglieri regionali”.

Landini: un ‘errore’ la riforma

Landini non si scompone, serafico, e risponde che non si può trasformare un referendum costituzionale in una sfida tra favorevoli e contrari al governo, definendo gli avversari una “accozzaglia” come ha fatto Renzi. Un “errore”, secondo lui, quello che sta commettendo l’esecutivo renziano. Dopo un avvio in sordina, i toni cominciano ad alzarsi. “No Landini”, si inalbera il premier, ci vuole la riforma costituzionale per ridurre i costi della politica e non una legge ordinaria.

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E per quanto riguarda il termine “accozzaglia” Renzi non si rimangia la parola: per lui Brunetta, D’Alema, De Mita, Zagrebelsky e Grillo (protagonisti del volantino spedito dal Pd agli italiani) politicamente non hanno niente in comune tra loro.

“In Italia ci sono 4 milioni di poveri - perde le staffe il numero uno Fiom - e lei non sa neanche chi sono”. Le persone, secondo Landini, si sentono abbandonate su lavoro, sanità e servizi. Dunque, si chiede retoricamente, “la centralità è quella di cambiare la costituzione o risolvere i problemi di tutti i giorni della gente?”. Renzi sembra stordito, ma ritrova subito la sua verve: “Ho l’impressione che Landini non l’abbia letta la riforma”. Insomma, un dialogo tra sordi e tra due visioni del mondo agli antipodi che prosegue per un ora, ma che probabilmente non serve a spostare di un millimetro le intenzioni di voto degli italiani. #In mezz'ora #Maurizio Landini