Mentre tutto il mondo e tutti noi abbiamo gli occhi puntati sulla vittoria 'a sorpresa' del candidato Repubblicano Donald Trump, ci sono state altre due elezioni che ci toccano più da vicino. Tutte e due le votazioni si sono svolte in #europa e hanno avuto lo stesso esito: la vittoria dei filo-russi.

Bulgaria e Moldavia 'scappano' dall'UE

La prima consultazione ha avuto luogo in Bulgaria e ha riguardato la carica presidenziale. Un incarico più che altro simbolico rispetto al primo ministro, ma la votazione ha già avuto ricadute sul governo. Infatti, il primo ministro Bojko Borissov ha rassegnato immediatamente le dimissioni dopo la vittoria dell’ex generale Radev, antagonista dichiarato delle politiche di Bruxelles.

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Le altre elezioni, con lo stesso risultato, si sono svolte in Moldavia dove il candidato Dodon (molto vicino alle politiche di Mosca) ha potuto festeggiare senza alcun stupore una vittoria schiacciante. Un voto popolare, con un’affluenza alta, ha segnato un duro colpo alle ultime politiche del vecchio continente.

Nuovo terreno di scontro

La preoccupazione maggiore è per Chisinau. Il suo possibile ritorno nell’orbita della ex Madre Patria #russia, crea instabilità nell'area. Dodon vorrebbe annullare l'accordo d'associazione con Bruxelles per poter riprendere i commerci con Mosca, lo storico mercato di sbocco. Come prima visita di Stato ha scelto il presidente #Vladimir Putin con il quale potrà concordare le novità su difesa ed economia. Ciò lascia presagire quale tipo di politica seguirà.

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La Moldavia, a causa della sua povertà e della sua vicinanza sia a paesi membri della Nato che alla Russia, è un terreno esplosivo e la presenza di truppe russe sul proprio territorio è una bomba ad orologeria. Essa può rappresentare il nuovo terreno di scontro nel futuro più prossimo. Ora, però, grazie alle vittorie indirette perseguite dal Cremlino, sembrerebbe che il bilancio di potere tiri dalla sua parte. Probabilmente da questo momento in poi potremo vedere con chiarezza quali sono gli obbiettivi geopolitici del governo russo.