Sono le parole che più circolano tra gli italiani: perché si perché no. Paolo del Debbio le ha poste come titolo del suo speciale, in onda su Rete 4 questo 24 novembre, col fine di fare chiarezza sull’interrogativo che tra 10 giorni troverà la sua risposta.

L’inizio è stato un faccia a faccia fra il conduttore e il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, esponente di primo piano del fronte del Si, e che da tale espone il referendum. Leggi più veloci, ordine nel rapporto stato-regione,chiusi organi inutili (come il Cnel), minor numero di parlamentari, e un coinvolgimento diretto dei cittadini nel processo legislativo: questi i cambiamenti se il 4 dicembre vince il Si.

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Il leader di NCD paragona l’#italia ad una bella auto d’epoca, a cui è arrivato il momento di cambiare il motore, e di cui molti (Movimento 5 stelle su tutti) vogliono modificare invece il pilota Renzi. Un pilota che per Alfano dovrebbe rimanere anche nel caso vince il No, per tutto ciò che ha fatto il governo negli ultimi 1000 e più giorni: riforma sull’articolo 18, modifiche alla burocrazia, garanzia di sicurezza in tutto il Paese. Il si, conclude Alfano, è l’ultima occasione per un cambiamento concreto.

Gli argomenti del fronte del Sì e del fronte del No

La trasmissione prosegue con talk. 4 esponenti politici: 2 per il fronte del Si, il Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e Anna Ascani (PD), 2 per il fronte del No, Giorgia Meloni (presidente Fratelli d’Italia) e Mariastella Gelmini (Forza Italia).

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A disposizione di ognuno ci sono 7 minuti, come mostra il wall alle spalle di ogni gruppo. Il dibattito si infiamma subito, con la Meloni che accusa il governo di un falso populismo, mentre nei fatti si è mostrato amico di varie lobbies e banche, prime a beneficiare di un trionfo del Si. Ascani risponde tentando di rappresentare la nuova generazione di cui fa parte, rinfacciando agli esponenti del fronte del No che, quando è stato il loro turno per cambiare il Paese, non ne sono state in grado. L’ex ministro dell’istruzione Gelmini spiega come la riforma favorisca solo Renzi, facendo perdere privilegi al popoli, svuotando di poteri il senato, passando da un bicameralismo paritario a un bicameralismo ‘confuso’. Dal canto suo il ministro Martina decide di far parlare dei dati Istat, che dicono come nel biennio 2014-2016 il bilancio delle occupazioni fosse di - 600.000 unità, e come tra 2014-2016 (con Renzi premier), vi sia un + 650.000. Come tipico delle trasmissioni di Del Debbio, non mancano collegamenti con il popolo, la pancia del Paese, che si conferma spaccato in un voto ancora incerto.

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Discussioni anche su ambiti delicati come quello della disoccupazione e delle liste bloccate.

Il programma si conclude come era iniziato: un faccia a faccia, questa volta con un personaggio rilevante del fronte del No: Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati. Il parlamentare del Movimento 5 stelle mostra una scheda di quelle usate nel 2013 per votare il senato, privilegio che, passasse il Si, andrebbe perso. Di Maio afferma come la Costituzione, chiara, con il referendum rischi di diventare complicata, e che questo merita riflessione da parte degli italiani. Contro il premier Renzi porta i costi relativi alle discussioni parlamentari sul referendum (100.000 euro all’ora per 2 anni) e del suo nuovo aereo presidenziale. In conclusione lancia un appello a votare No, con la promessa di nuove elezioni per avere un governo eletto dai cittadini.

Questi gli spunti emersi dal dibattito, con l’invito comune di andare a votare, diritto e dovere civico. #politica #referendum costituzionale