Sembra una storia senza fine o la trama di un film hollywoodiano, ma le ultime elezioni americane si stanno trasformando in realtà in qualcosa di grottesco. L’ultima puntata della telenovela vede questa volta protagonista il presidente eletto degli Stati Uniti d’ America, Donald John Trump. Il tycoon statunitense infatti, dopo le proteste dell’ immediato post elezioni e le recenti notizie di varie associazioni in contatto con lo staff di Hillary #Clinton che vorrebbero un riconteggio dei voti in stati che si sono rivelati chiave per la sua vittoria, decide di passare al contrattacco.

Il nodo del voto popolare

Partiamo da un presupposto, la vittoria delle elezioni è di Donald Trump.

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Quale sarebbe allora il nodo del problema? Il voto popolare. Perché? Perché il sistema statunitense è un sistema proporzionale. In poche parole significa che a vincere le elezioni è colui (o colei) che ottiene più grandi elettori ossia più delegati. Cosa implica questo? Questo implica che vincere in uno stato con più grandi elettori anche se in maniera estremamente risicata è meglio che vincere in stati “di poco conto” con percentuali bulgare. Questo discorso ci deve far capire perché pur avendo preso meno voti della Clinton (si parla di circa due milioni), #Donald Trump sia diventato presidente.

L’accusa delle associazioni anti-Trump e il contrattacco del tycoon

Questo notevole scarto di voti, e le paure di cyber attacchi, ha fatto scatenare nei giorni scorsi media e associazioni che hanno contattato lo staff di Hillary Clinton per presentare un documento da girare al senato federale #USA in cui si esplicava la differenza troppo evidente tra il voto elettronico e il voto cartaceo, che avrebbe -in stati chiave per l’elezione- danneggiato la Clinton comunque premiata dal voto popolare.

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L’iniziativa tuttavia non sembra aver un gran seguito, con lo stesso staff della Clinton che ha negato la presenza di brogli anche alla luce dell’ andamento del conteggio dei voti ancora in atto.

Dopo qualche giorno di silenzio però sembra essersi scatenata l’ira di Trump. Il presidente eletto non fornisce prove, ma accusa l’esistenza di gravi brogli in vari stati tra cui Virginia e New Hampshire. Queste le parole del candidato repubblicano: “In addition to winning the Electoral College in a landslide, I won the popular vote if you deduct the millions of people who voted illegally”.

Secondo Trump dunque, se si eliminassero milioni di voti illegali (tra cui quelli degli immigrati clandestini) lui avrebbe trionfato anche a livello popolare e non solo nel proporzionale.

Un’ accusa tanto grave quanto assurda che sembra non avere alcun fondamento e che certo non farà bene alla credibilità del presidente Trump.