La vicepresidente del Senato ed esponente del #Pd Valeria Fedeli, con una lettera al quotidiano 'L'Unità', spiega la proprie ragioni a sostegno del Sì al referendum del 4 dicembre, facendo un parallelismo con le lotte politiche, sociali e civili che contraddistinsero il 1968.

Nata a Treviglio nel 1949, Valeria Fedeli aveva appunto 19 anni nel 1968, anno nel quale si avvicinò alla politica e poi ben presto anche al sindacato della CGIL, di cui è stata una dirigente per oltre trent'anni, prima con incarichi di segreteria nel settore del pubblico impiego e poi in quello dei tessili, categoria di cui è stata a lungo segretaria generale.

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Da sempre sensibile e attiva anche sulle tematiche del femminismo, la Fedeli dal 2013 è Senatrice del Partito Democratico e ricopre il ruolo di vice-presidente dell'assemblea Palazzo Madama.

"La riforma costituzionale è un’opportunità storica, come lo fu il ’68"

Ecco le parti principali della lettera di Valeria Fedeli pubblicata su 'L'Unità' in occasione della giornata del 4 novembre nella quale (ad un mese esatto dal giorno del voto), a Milano, si tiene un'iniziativa pubblica dei "sessantottini" favorevoli al Sì al Referendum. Ricordiamo che già alcune settimane fa, al momento in cui si diffuse la notizia di questa raccolta di firme, destò alcune polemiche fra il fronte del No e quello del Sì alla Riforma.

"Ho partecipato al movimento studentesco che ha animato il ’68, condividendo la spinta a un cambiamento radicale della società italiana. Ieri con lotte e parole radicali interpretavamo il cambiamento come una battaglia perché la società riconoscesse a tutti pari dignità, diritti e responsabilità, per un mondo senza discriminazioni. Prima di proseguire: "Oggi, diciamo invece sì ad un mutamento istituzionale, convinti che il cambiamento per realizzarsi e permeare la società abbia bisogno di una #Costituzione italiana più forte, ricca dei suoi valori fondamentali da far vivere e rafforzare e migliorata da una spinta forte all'efficienza dello Stato". Infine la senatrice del PD conclude la sua lettera dicendo: "Chi ha vissuto il ’68 sa di aver contribuito al cambiamento di società e cultura (...) quella che è mancata è stata la capacità di cambiare la politica e le istituzioni. Oggi c’è l’occasione per completare un percorso di cambiamento che è iniziato tanti anni fa e che finalmente ha l’opportunità reale di concretizzarsi anche nelle regole ufficiali. È un’opportunità storica, come lo fu il ’68" .

Chi sono i 68 'sessantottini' per il Sì

I 68 firmatari dell'appello diffuso a inizio ottobre e che hanno promosso l'iniziativa pubblica del 4 novembre a Milano, sono i seguenti: 

Renzo Canciani, Sergio Vicario, Giovanni Cominelli, Agnese Santucci, Aldo Tropea, Mario Martucci, Franco Origoni, Giovanni Lanzone, Emilio Genovesi, Carlo Panella, Giuseppina Pieragostini, Piero Pagnotta, Gabriele Nissim, Maurizio Carrara, Erminio Quartiani, Ennio Rota, Lorenzo Fuccaro, Nino Bertoloni, Cesare Paroli, Luigi Quaranta, Danilo Taino, Pasqualina Deriu, Claudio Domines, Luca Fois, Giorgio Galeazzi, Marco Garofalo, Mario Giusti, Clorinda Guericilena, Antonio Latrecchina, Vilfredo Agnese, Stefania Aleni, Allan Bay, Riccardo Billi, Francesco Bizzotto, Massimo Borghesi, Marcello Cadeddu, Roberto Casalini, Claudio Cattaneo, Claudio Ceroni, Sandro Cerquetti, Antonio Chiappini, Gabò Cicalese, Sergio Colombi, Giorgio De Michelis, Francesco Manigrasso, Verio Massari, Livio Muci, Tonino Mulas, Alba Osimo, Bruna Osimo, Bettino Patti, Umberto Pedroni, Giorgio Politi, Ulianova Radice, Cosimo Ricatto, Mario Ricatto, Loredana Sacchini, Francesco Salinitro, Antonio Santangelo, Roberto Sartori, Guglielmo A.

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Siadinsv. Ranuccio Sodi, Pietro Somaini, Roberto Spairani, Aldo Tropea, Roberto Tumminelli, Gianni Turrisi, Pietro Venturini, Annelise Vianello. #referendum costituzionale