In un breve video di meno di tre minuti (vedi qui sotto), mandato in onda in diretta ieri, domenica 11 dicembre, da Rainews24, #Alessandro Di Battista si sfoga di fronte ai giornalisti in piazza Montecitorio, esprimendo tutta la sua rabbia contro la casta che, secondo lui, prepara l’ennesimo inciucio di governo. Il ‘Che Guevara’ del M5S invoca il ricorso alle urne al grido di ‘#voto subito’ e considera l’esperimento del #governo Gentiloni solo un modo per mantenere al potere quelli che c’erano prima come Angelino Alfano, Luca Lotti e Maria Elena Boschi.

“Io voglio votare perché non li sopporto più, ci hanno rovinato la vita questi soggetti”.

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È un ‘Dibba’ indignato e all’attacco quello che si presenta ieri di fronte a telecamere e taccuini a piazza Montecitorio, e dovunque dalla notte del 4 dicembre, subito dopo la sonora sconfitta del Si renziano al referendum costituzionale. Alla domanda sull’eventualità di scendere nelle piazze a protestare contro il governo Gentiloni, Di Battista risponde che “ci stiamo ragionando” e rivendica il fatto che “noi siamo veramente responsabili perché abbiamo incanalato la partecipazione su percorsi democratici”, soffocando possibili estremismi e violenze.

“Io sono convinto che ce la facciamo perché il popolo si può riscattare, però pure i cittadini ci devono dare una mano e nelle prossime ore diremo quale è la nostra proposta”, prosegue un Di Battista democraticamente tarantolato. Secondo lui, formare un altro governo è stato un “tradimento” perché è impossibile “avere fiducia verso queste persone che qualsiasi cosa hanno fatto è stata bocciata, o dalla Corte Costituzionale, o dal Consiglio di Stato, o dal popolo italiano che ha rigettato queste oscene riforme”.

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Per il numero tre del grillismo “c’è un consociativismo qua dentro (volgendo lo sguardo verso i Palazzi del potere ndr) che fa schifo” perché “a questi non gliene frega niente, a questi gli interessa la poltrona e la pensione, ma a me”, conclude il concetto, “non me ne frega niente della pensione”.

Sulla nuova legge elettorale, poi, “quel che esce dalla Consulta è l’unica legge per noi accettabile, si applica anche al Senato e si va al voto perché i partiti hanno distrutto il paese e approvato leggi incostituzionali”. Di Battista respinge al mittente le accuse di voler approfittare dell’Italicum per vincere perché, si infervora, “sono loro che hanno fatto l’Italicum, sono loro che ci hanno messo la fiducia, sono loro che hanno detto che era la migliore legge al mondo e adesso sono loro che la vogliono cambiare soltanto per andare contro il M5S”. Scelta comprensibile perché, sentenzia, “siamo il nemico pubblico numero uno della partitocrazia che ci ha rovinato la vita, dobbiamo andare a votare”.

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All’obiezione che l’Italia sia una repubblica parlamentare, ‘Dibba’ replica con l’assunto inattaccabile che questo parlamento è stato eletto con una “legge incostituzionale come il Porcellum” e che continua ancora, nonostante la batosta referendaria, a voler dettare le regole del gioco. Per questo l’indignazione fa innalzare così tanto i toni a Di Battista, convinto, a torto o a ragione, che il ricorso alle urne sia l’unica soluzione praticabile.