L’apice del successo il #renzismo, caduto rovinosamente in disgrazia la notte del 4 dicembre 2016, lo aveva raggiunto poco più di due anni e mezzo prima, il 25 maggio 2014. Quella notte, il trionfo del Pd alle elezioni Europee con uno storico 41.8% delle preferenze, aveva spinto i maggiorenti del partito (Bersani e D’Alema esclusi) ad una foto di gruppo dalla quale in molti, ora, prendono le distanze. Ma vediamo, da #Maria Elena Boschi a Luigi Zanda, in ordine rigorosamente alfabetico, quali sono le intenzioni e il destino politico dei protagonisti di quello scatto.

Elenco alfabetico dei renziani più o meno pentiti

La prima piazza di questa rapida carrellata dei volti del renzismo che fu se la aggiudica, per soli meriti alfabetici, Francesco Bonifazi, attuale tesoriere del partito, indicato più volte come ‘fidanzato’ della #Boschi, che per il momento non si esprime e resta, apparentemente, al fianco di Renzi, ancora segretario del Pd.

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Secondo posto per la più volte citata Maria Elena Boschi. Lo shock della batosta referendaria l’ha annichilita, il suo ultimo atto da ministro è stato chiedere l’ennesimo voto di fiducia (stavolta sulla legge di Bilancio). Poi, la fuga per la clausura nella sua casa di Laterina e silenzio assoluto anche sui social (il suo ultimo post su Facebook risulta essere l’aggiornamento della sua immagine di copertina, come potete vedere qui sotto).

L’elenco continua con Davide Faraone che, probabilmente, deve abbandonare i sogni di gloria di divenire plenipotenziario del renzismo in Sicilia. In quella foto del 25 maggio ci si era infilato persino Stefano Fassina (insieme all’altro dissidente Alfredo D’Attorre), fuoriuscito dal partito un anno dopo per divenire leader della impalpabile Sinistra Italiana.

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Anche il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini per il momento non scopre le sue carte, ma i suoi trascorsi democristiani dicono che il politico lombardo sta già cercando di riposizionarsi nel ‘nuovo’ Pd. Discorso opposto per Luca Lotti, potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che punta a mantenere la poltrona, ma il cui destino sembra irrimediabilmente legato a quello del suo capo e amico Matteo Renzi.

Affollatissima di donne la lettera M con Marianna Madia (ministro della PA la cui riforma è stata respinta dalla Consulta), Federica Mogherini (la Lady Pesc rifugiatasi da tempo a Bruxelles) e Alessia Morani (procace volto tv del renzismo, ora silente). Anche l’addetto web, Francesco Nicodemo, ha ridotto all’osso la produzione di tweet e post. Più che mai incerta la fine politica che subirà Matteo Orfini, giovane-vecchio turco ricordato per le partite a Play Station e biliardino giocate col premier. Silenzio assoluto anche per l’improbabile ministro della Difesa Roberta Pinotti.

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Muta come un pesce la ‘sfollatrice di consensi tv’ Alessia Rotta, mentre il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, riscopertosi franceschiniano, cerca di continuare a sguazzare nello stagno della politica. Destini opposti quelli di Roberto Speranza, ancora percepito come oppositore di Renzi, e di Debora Serracchiani, altro vicesegretario Pd il cui volto rischia di rimanere appiccicato alla sconfitta. Il finale, per ovvi motivi, è tutto per Luigi Zanda, democristiano a vita che vorrebbe conservare la poltrona fino al 2018.