#Debora Serracchiani non regge alla tensione provocata dalla sconfitta del Si al referendum del 4 dicembre e si mette a piangere a dirotto durante una riunione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, regione di cui è presidente. La vicesegretaria #Pd, e braccio sinistro di Matteo Renzi durante la disastrosa campagna elettorale (il destro sarebbe Vincenzo Guerini), prova a personalizzare le critiche piovutele addosso imputando al solo fatto di essere una donna la violenza verbale degli attacchi rivolti contro di lei. Ma vediamo e leggiamo cosa ha dichiarato in lacrime.

“Io non nego assolutamente il voto di domenica, ci mancherebbe, è stato un voto su chi governa a livello nazionale, ma anche a livello regionale”.

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Si apre con questa corretta ammissione di responsabilità il video che ha per protagonista Debora Serracchiani, impegnata ieri, 14 dicembre, nella replica alle critiche avanzate dai consiglieri friulani. “Non mi nascondo dietro a un dito e a nessun paravento - ammette con rara sincerità per un politico di questi tempi - prendo atto che il voto di domenica 4 dicembre è un voto pesante, pesante per tutti gli effetti che quel voto ha sulla politica nazionale e anche regionale”.

Fino a qui tutto bene, come nella scena della caduta da un palazzo nel film francese L’Odio con Vincent Cassel. Una sacrosanta presa di responsabilità per la débâcle referendaria, si dirà. Ma Debora è visibilmente scossa, la voce comincia a spezzarsi, le lacrime inondano gli occhi e scivolano dentro la gola. Lei si blocca, prende un fazzoletto dalla tasca e prova ad asciugare quello che in pochi secondi è diventato un fiume di lacrime.

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Dopo interminabili ed imbarazzati secondi di silenzio generale, Serracchiani ritrova la favella per spiegare le ragioni del suo crollo emotivo. “Non so se è perché sono donna o perché non sono nata qui - accusa - ma credo di aver sopportato più di qualsiasi altra persona in questa sede attacchi che sono stati tutti personali, tutti esclusivamente personali”.

Serracchiani ammette di far fatica a sopportare una situazione divenuta pesantissima ma, nonostante le apparenze, non pensa neanche per un secondo ad abbandonare le poltrone su cui siede. La sua crisi di nervi si conclude con una fuga precipitosa dall’aula, mentre i membri della sua giunta non hanno nemmeno il coraggio di alzare la testa dai banchi su cui sono assisi. Pietà umana a parte, politicamente parlando Serracchiani dimostra lo scollamento dalla realtà di un governo targato Pd divenuto autoreferenziale e lontano dai bisogni dei cittadini. #Friuli Venezia Giulia