La schiacciante vittoria del No al #referendum costituzionale non è stata presa bene da numerosi attivisti del Partito Democratico, a giudicare da quello che sta accadendo sulla pagina Facebook dell'ex segretario Pierluigi #Bersani, presa letteralmente d'assalto da sostenitori del Si infuriati. E se nella massa c'è chi commenta con critiche molto dure ma proposte con toni civili, collezionando centinaia di "mi piace" da parte di altri utenti, non manca chi scrive insulti e ingiurie di ogni tipo. C'è anche chi invoca la pena capitale per Bersani, anzi "sarebbe troppo poco".

"Te ne devi andare, hai fatto solo danni"

In centinaia chiedono a Bersani di farsi da parte, di uscire dal partito democratico, contestandogli il sostegno offerto al fronte del No.

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La vittoria è stata così netta che certamente non è stata determinata dalla presa di posizione di Bersani, ma leggendo molti commenti, sembra che l'ex segretario sia la causa di tutti i mali. L'accusa di essere un traditore è quella che va per la maggiore, ma qualcuno traccia un bilancio più ampio. "Prima hai consegnato il paese a Monti, poi volevi Marini come Presidente della Repubblica insieme a Berlusconi, e infine hai fatto di tutto per affossare il governo Renzi. Sei un invidioso" sentenzia un utente, ricevendo ben 574 "mi piace" sul commento. "Democrazia è dire la propria opinione ma adeguarsi alla maggioranza, se ognuno fa come gli pare viene fuori il caos. Vai allo zoo a smacchiare il giaguaro" commenta un'altra utente, sostenuta da 514 "mi piace".

La presa di posizione del giornalista Gilioli

L'invasione della bacheca di Bersani e la "lapidazione virtuale" non è sfuggita al giornalista e blogger de l'Espresso Alessandro Gilioli, che ha pubblicato un articolo che raccoglie una serie di commenti offensivi pubblicati sulla bacheca di Bersani.

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Quelli che ci vanno più leggeri invocano la vergogna, gli danno del traditore, gli chiedono di andarsene. Poi ci sono quelli che oltrepassano abbondantemente ogni limite, arrivando a tirare in ballo l'ictus che alcuni anni fa colpì Bersani, o addirittura la pena di morte.

La raffica di insulti e ingiurie pubblicata sulla bacheca di Bersani da parte dei sostenitori di un partito dell'area moderata, dimostra che ormai il fenomeno dei "troll" e degli "haters" non ha confini politici. Molte persone considerano il web un "porto franco" dove tutto è consentito, anche dare sfogo agli istinti più bassi, cosa che le stesse persone "dal vivo" non farebbero mai.