Con le dimissioni da Premier di #Matteo Renzi, formalizzate nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio #Mattarella, si è aperta formalmente la crisi di #Governo. Il Capo dello Stato adesso avvierà le "consultazioni" incontrando questo 8 dicembre i presidenti delle due Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso e l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poi venerdì 9 inizieranno gli incontri con i capigruppo parlamentari dei partiti più piccoli e infine sabato 10 con i tre gruppi più consistenti: Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

E' importante però precisare che solo a quel punto Sergio Mattarella scioglierà la "riserva" che si è preso al momento delle dimissioni di Renzi, le quali peraltro non sono "irrevocabili", come invece vennero ad esempio dichiarate in passato da altri Presidenti del Consiglio dimissionari.

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Cosa significa tutto questo? Semplice, che fra i vari scenari possibili di questa "crisi di Governo" al buio vi è anche la possibilità che Matteo Renzi mantenga la carica di Presidente del Consiglio per diverse altre settimane o addirittura mesi. Vediamo perché.

Nessun altro Governo pare avere i numeri: Renzi potrebbe restare in carica fino alle nuove elezioni

Il Partito Democratico dello stesso Renzi ha fatto capire di essere pronto a dar vita a un altro Governo di larghe intese, a cui quindi tutti o gran parte degli altri partiti siano pronti a dare la Fiducia: un Esecutivo che avrebbe lo scopo di guidare il Paese in attesa del varo di una nuova legge elettorale, anche in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sull'Italicum previsto per il 24 gennaio. Inoltre qualora l'empasse sulla legge elettorale durasse più di qualche settimana, tale Esecutivo dovrebbe anche gestire il G7 che l'Italia è chiamata a presiedere proprio nel 2017.

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Ma la nascita di un "governissimo" appare avere francamente poche possibilità di vedere la luce. Nelle ultime ore infatti praticamente tutti i partiti di opposizione hanno infatti respinto la possibilità di partecipare a Governi di larghe intese in questa fase. Dal Movimento 5 Stelle, alla Lega Nord, da Forza Italia a Sinistra Italiana, i vari esponenti che si sono espressi hanno infatti esplicitato tutta la propria contrarietà a dare i propri voti per la nascita di un nuovo Governo, sia "tecnico" che "politico". Al limite si sono detti disponibili a mettersi a un tavolo per discutere della nuova legge elettorale, tema su cui peraltro ognuna di esse ha in mente opzioni diverse. E verosimilmente tali posizioni verranno ribadite formalmente anche a Mattarella durante le Consultazioni al Quirinale.

Ecco quindi che, di fronte alle risposte delle varie forze di opposizione, il Presidente della Repubblica sarà chiamato a "sciogliere la riserva" sulle dimissioni rassegnate da parte di Renzi.

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Cosa succede a quel punto? L'unica cosa abbastanza scontata è che Mattarella non intende procedere all'immediato scioglimento delle Camere poiché appunto egli stesso ha rilevato l'incongruenza delle leggi elettorali vigenti per Camera e Senato. L'alternativa quindi sarebbe fra l'assegnazione dell'incarico di Governo a un altro esponente del PD e invece il respingimento delle dimissioni di Renzi, o comunque l'assegnazione al Premier uscente l'incarico di formare un nuovo Governo previo "rimpasto". A questo punto la domanda è: conviene al Renzi segretario del PD mandare al Governo un altro esponente del suo partito o invece tanto vale rimanere a Palazzo Chigi per qualche altro mese, avendo peraltro la possibilità (tutt'altro che disprezzabile) di gestire la futura campagna elettorale da Presidente del Consiglio in carica?

Insomma, sia che lo faccia per il cosiddetto "disbrigo degli affari di ordinaria amministrazione", sia che lo faccia per mancanza di alternative politiche ma anche numeriche, non è affatto detto che il trasloco di Renzi da Palazzo Chigi sia dietro l'angolo. Se son rose fioriranno.