Non accenna a placarsi la polemica sulla ministra dell’Istruzione #Valeria Fedeli, accusata nei giorni scorsi di aver mentito, attribuendosi una laurea mai ottenuta. Ed è proprio colui che aveva fatto scoppiare il caso, Mario Adinolfi, a rincarare la dose. Il presidente del “Popolo della Famiglia” dichiara battaglia alla neoministra sulla propria pagina Facebook: “La Fedeli non ha fatto mai nemmeno l’esame di maturità, ma solo i tre anni necessari per diventare maestra d’asilo – attacca Adinolfi – poi ha preso un diplomino da assistente sociale, in una scuola privata”. Per l’esponente del Family Day l’unica soluzione a questo punto sarebbero le dimissioni, anche se teme che, dopo il clamore per l’arresto di Raffaele Marra a Roma, e la sospensione da sindaco di Beppe Sala a Milano, la vicenda passi sotto silenzio: “Tranquilli, una risata di studenti e docenti la seppellirà, ad ogni uscita pubblica – rincara la dose – la ‘pinocchia’ ha comunque perso ogni credibilità”.

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Le reazioni del mondo politico

Il caso ha diviso gli schieramenti in Parlamento: parole di sostegno alla Fedeli sono arrivate, dalla maggioranza, ma anche da esponenti di Forza Italia come il senatore Vincenzo Gibiino, per i quali la politica deve essere “valutata per il suo operato da ministro e non per altro”. Solidarietà anche dal presidente della camera Laura Boldrini, mentre il premier Paolo Gentiloni ha riconfermato la fiducia alla esponente del Partito Democratico. Critici invece i parlamentari del #movimento 5 stelle per i quali “i titoli di studio non sono tutto nella vita, ma la Fedeli ha comunque mentito”. Anche la Lega soffia sul fuoco con Gian Marco Centinaio: “Per rispetto degli insegnanti precari, dei laureati che si accontentano di un lavoro qualsiasi, di quelli che per garantirsi un futuro dignitoso sono costretti a espatriare la Fedeli si dimetta dal #Governo”.

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La replica della Fedeli

Valeria Fedeli risponde a tono alle polemiche: “Sono stata sempre seria e coerente nel mio lavoro, non mi lascio intimidire”. La ministra, che ha fatto correggere quella parte della propria biografia da cui era partita la polemica, si dice vittima di un'aggressione mediatica ordita da alcuni esponenti del Family Day, come Adinolfi, che la detesterebbero per le posizioni espresse sui diritti civili, sul ruolo delle donne e sulla teoria gender; infine si dice intenzionata a voler proseguire il difficile lavoro al ministero dell’Istruzione, appena iniziato.