Se Atene piange, Sparte non ride. Il Partito Democratico è sempre più al centro di una battaglia personalistica che ne sta accelerando lo sgretolamento. Il passo indietro di #Matteo Renzi non ha contribuito a portare una tregua armata al Nazareno. Anzi, le dimissioni da premier, hanno fatto uscire allo scoperto diversi volti noti, protagonisti diretti dell’eclissi del governo. #Roberto Speranza, Michele Emiliano ed Enrico Rossi, candidandosi ufficialmente alla segreteria, hanno dato il via a una nuova campagna elettorale che non ammetterà esclusioni di colpi. Una scommessa (più che scelta) che profuma d’azzardo, ma che segnerà una frattura irrecuperabile con il presente.

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Renzi resta l’uomo da battere nonostante la crisi politica innescata con la sconfitta bruciante al Referendum Costituzionale. Non occorre interrogare sondaggisti o indovini per sapere che l’attuale segretario resta il leader riconosciuto da un elettorato sì amareggiato, ma ancora non del tutto perso. Allo stato attuale una cosa sola è certa: il #Pd corre veloce verso un’inevitabile scissione.

Speranza al lumicino

Perché allora portare il partito sull’orlo del precipizio? In pochi sarebbero disposti ad accettare una seconda segreteria Renzi. Un nuovo plebiscito per il fiorentino, dopo il bagno di voti nelle primarie del 2013, lo autorizzerebbe a gestire il PD come il giardino di casa sua. Un concetto più volte espresso dall’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza e che ricalca quello dell’ex candidato alla segreteria dem, Giuseppe Civati.

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L’attuale numero uno di Possibile a differenza del giovane collega, però, nel momento della rottura insanabile con Renzi ha dato l’addio al PD smarcandosi da quell’attività incessante di logorio mai doma della minoranza dem. Un’opera poi capeggiata da Speranza, ma figlia delle ambizioni dei soliti noti Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Ma come può l’elettore medio del PD pensare a un’alternativa a Renzi se la cosiddetta nuova via è figlia di un passato bocciato e archiviato? Speranza ha affermato di voler “riportare il partito a Sinistra”. Un’idea certo condivisibile ma del tutto inutile in termini di voti.

Rossi di matematica

Non è del tutto vero che l’ex elettorato di Sinistra del PD si è spostato compatto verso altri partiti e che basterebbe mettere in campo una nuova proposta per riabbracciare la marea rossa. Chi pensa questo, compreso Speranza, non vincerebbe le elezioni nel proprio condominio figuriamoci contro Renzi. La politica, come la matematica, è figlia dei numeri. Il solo a lavorare di calcolatrice da molti mesi a questa parte è stato Enrico Rossi.

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Il presidente della Regione Toscana è stato il primo nel PD a guardare oltre Renzi, ma sempre nel rispetto reciproco e della serenità. Rossi, quasi a mo’ di mantra, ha invitato i vari concorrenti alla segreteria a convogliare sul suo nome. Un appello caduto nel vuoto e mai preso in considerazione dai diretti interessati. A pochi davvero importa il destino del più grande partito del Centrosinistra, divenuto un ostacolo più che una risorsa. Che si faccia allora definitiva chiarezza sul ruolo tra vincitori e vinti dopo il Congresso: chi è fuori dalla logica democratica del rispetto tra le parti, sia accompagnato alla porta d’uscita.