Con Patto Gentiloni si intende l’accordo politico, rimasto informale e mai messo per iscritto, stretto tra i liberali di Giovanni Giolitti e L’Unione Elettorale Cattolica Italiana presieduta dal conte Vincenzo Ottorino Gentiloni alla vigilia delle elezioni politiche del 1913. Il conte Gentiloni è imparentato, dal ramo della famiglia dei conti Gentiloni Silverj, con Paolo Gentiloni, attuale ministro degli Esteri e impredicato di diventare nelle prossime ore presidente del Consiglio dei ministri. La notizia non è ancora ufficiale, visto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha appena terminato il giro di colloqui con le delegazioni partitiche e non ha ancora comunicato le sue decisioni.

Ma le voci sui nomi dei ‘nuovi’ ministri già si rincorrono: fuori Maria Elena Boschi (forse), Marianna Madia (forse), Stefania Giannini e Beatrice Lorenzin. Ancora dentro Angelino Alfano, Pier Carlo Padoan e Luca Lotti.

Mattarella incontra M5S, Forza Italia e Pd

Anche se il presidente Mattarella ha preso atto delle posizioni inconciliabili dei vari partiti (M5S e Lega per il voto immediato, Pd e alleati per un governo di scopo e Forza Italia nel guado, anche se Silvio Berlusconi a parole lascia la responsabilità di formare l’esecutivo ai Dem), i giochi per il nuovo governo sembrano già fatti. Paolo Gentiloni sembra il favorito per Palazzo Chigi, interprete in carne ed ossa di quello che da molti è stato già denominato il nuovo Patto Gentiloni.

Con l’impalpabile esponente centrista, infatti, il governo Renzi continuerebbe a vivere sotto mentite spoglie.

I nomi di peso del vecchio esecutivo, uscito con le ossa rotte dalle urne referendarie del 4 dicembre, continuerebbe a gestire il potere come se nulla fosse successo. Pier Carlo Padoan all’Economia, Dario Franceschini alla Cultura, Andrea Orlando alla Giustizia e, soprattutto, l’inscalfibile Angelino Alfano agli Interni, dovrebbero continuare a gestire la macchina pubblica come se nulla fosse successo.

Come se gli italiani non avessero bocciato e deciso di mandare a casa l’intero governo Renzi. A pagare, non si capisce bene perché, sarebbero solo le donne. Quasi certe dell’addio, infatti, Stefania Giannini all’Istruzione, Marianna Madia alla Pubblica Amministrazione, Beatrice Lorenzin alla Salute (per fare posto a un verdiniano) e Maria Elena Boschi alle Riforme.

Per quanto riguarda la Boschi, voci dell’ultima ora riportano che Renzi avrebbe lasciato carta bianca a Meb per decidere di restare o mollare, dimenticando, entrambi, la pubblica promessa di abbandonare la politica in caso di vittoria del No al referendum.