Il #Jobs Act è il prossimo referendum che toccherebbe agli italiani per modificare il diritto del lavoro. Il condizionale è d'obbligo, però, visto che nelle ultime ore alcune affermazioni del #ministro del lavoro #poletti hanno scatenato una disquisizione durata ore. Il ministro si è difatti espresso con 3 dichiarazioni discordanti in merito e con l'ultima ha dichiarato che è stato un "suo scivolone personale". Una "gaffe" che ha fatto luce sulle discrepanze interne del PD divisi da chi teme un altro referendum e da chi invece lo vuole. La questione Jobs act, difatti, è diventata un caso mediatico e fa discutere molto anche sui social:

Le 3 dichiarazioni di Poletti

Il Ministro si è trovato al centro di una bufera a causa di queste 3 dichiarazioni: In primis ha dichiarato di aver notato che "l'atteggiamento è quello di voler andare presto alle urne, quindi prima del Jobs act".

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Questa dichiarazione ha dato il via al putiferio scatenatosi in aula che ha visto anche membri del PD più "sinistroide" schierarsi apertamente contro Poletti e dichiarando che la maggioranza ha paura di perdere un altro referendum. La seconda dichiarazione, rendendosi conto che aveva involontariamente creato scalpore, voleva essere riparatoria ed è stata: "La mia è stata solo una constatazione". Il ministro, in questo modo, ha cercato di mitigare le reazioni alla sua precedente affermazione. Vistosi, però, messo alle strette, Poletti ha espresso la sua ultima affermazione in merito durante la seduta del Consiglio dei Ministri facendo ammenda e dichiarando che "è stato solo uno scivolone personale".

Cosa è il Jobs act

Il Jobs act è una modifica dei diritti del lavoro proposta dal governo Renzi.

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Il nome (ed un po' nei fatti) prende spunto da una legge statunitense promulgata da Obama.

Benchè abbiano lo stesso nome, non sono uguali in quanto la legge americana fa riferimento alle piccole e medie imprese, mentre in Italia parliamo di assunzioni e licenziamenti dei lavoratori. Ambiti simili ma comunque diverse nelle fondamenta. La questione più complicata è la revoca della modifica all'articolo 18.