Tensione e preoccupazione aleggerebbero nei corridoi della #Nato nel periodo post elezione #Donald Trump, questo secondo le rivelazioni di un ex comandante di alto grado che avrebbe affermato che il mandato del nuovo presidente statunitense potrebbe significare l’inizio della fine della famosa Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico per la difesa dei paesi che ne fanno parte.

La Nato infatti è stata creata nel 1949 da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Norvegia e diversi paesi dell’#europa come risposta alla possibilità di un attacco proveniente dal mondo sovietico.

Cosa realmente preoccupa gli esperti?

Le voci che arrivano ad alimentare la veridicità di un rischio per la Nato sono diverse e tutte altamente qualificate.

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Il Generale Sir Richard Shirreff, che è stato vice comandante supremo Nato dal 2011 al 2014, avrebbe affermato l’urgente necessità che il neo presidente Trump si dedichi alla difesa dei paesi alleati già dal mese di gennaio, inviando un chiaro e forte segnale che l’America, in caso di attacco di un membro Nato, interverrà senza esitazione.

Se il messaggio non viene immediatamente diffuso, verrà compromesso il cuore dell’organizzazione, vale a dire il principio portante per cui è stata creata.

Ciò che preoccupa è quanto è stato dichiarato durante la campagna presidenziale dallo stesso Trump sull’argomento; in caso di attacco ad uno dei membri Nato, la prima cosa che l’America deve chiedersi, avrebbe pubblicamente detto l’attuale presidente, è se quel paese ha pagato, ancora prima di correre in suo soccorso.

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Una dichiarazione che non ha mancato di suscitare evidente perplessità in molti capi dei paesi membri.

Un riavvicinamento con la Russia?

Oltre alla preoccupazione per le dichiarazioni di Trump in campagna elettorale, esiste un persistente dubbio riguardo un possibile riavvicinamento dello stesso con la Russia con conseguente concessione al Cremlino di alcune zone di influenza per ridurre le pressioni con l’Ucraina.

La preoccupazione riguarda ovviamente anche il possibile effetto a catena che tutta l’operazione provocherebbe nelle ex repubbliche sovietiche, ora membri Nato.

Questo, secondo gli esperti, potrebbe causare una situazione molto instabile in Europa e incoraggiare Putin a perseguire un obiettivo di divisione dell’Unione Europea in vere e proprie sfere di influenza, uno scacchiere per America e Russia dalle conseguenze devastanti.