Domenica #4 dicembre si vota per il #referendum costituzionale. Il testo, in base al quale i cittadini dovranno rispondere con un Sì o con un No, chiede agli italiani se vogliono approvare modifiche alla Costituzione che riguardano il superamento del bicameralismo perfetto, la diminuzione dei parlamentari, la soppressione del Cnel e le modifiche al Titolo V. Cosa significa tutto questo in concreto? Per cosa si vota? Cercheremo di rispondere nel prosieguo dell’articolo. Faremo poi una sintesi delle principali ragioni addotte dai sostenitori di ciascuno schieramento.

Per cosa si vota al referendum costituzionale del 4 dicembre

Con la vittoria del Sì il Senato sarebbe radicalmente modificato.

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I senatori, dagli attuali 315, passerebbero ad essere 100. Il nuovo Senato non sarebbe più eletto direttamente dai cittadini. 95 dei nuovi senatori sarebbero membri dei vari consigli regionali (74) e sindaci (21), mentre cinque sarebbero nominati dal Presidente della Repubblica. Se oggi le due camere hanno poteri pressoché identici, con una vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre, la Camera dei Deputati sarebbe in posizione dominante. Il Senato manterrà le sue attuali funzioni limitatamente ad alcune materie, come, per citare le più importanti, leggi e riforme costituzionali, leggi di ratifica dei trattati internazionali, leggi sulle elezioni regionali, sui rapporti tra regioni e altri stati e sulle funzioni di Comuni e Città metropolitane. Nella maggior parte dei casi, sarà invece solo la Camera a legiferare e a votare le varie proposte.

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In alcuni casi il Senato potrà richiedere delle modifiche che, comunque, potranno essere rigettate dalla Camera.

L’altro grande argomento toccato dalla riforma riguarda il rapporto tra Stato e regioni. In sostanza, col nuovo testo costituzionale sarebbero cancellate le materie di legislazione concorrente, che passerebbero così sotto la competenza esclusiva dello Stato o delle regioni. Nel complesso, una vittoria del Sì dovrebbe dar vita ad uno scenario nel quale lo Stato centrale accresce il proprio potere rispetto a quello regionale, anche per l’introduzione della cosiddetta “clausola di supremazia”, per la quale lo Stato può legiferare anche in materie non espressamente indicate come di competenza esclusiva, qualora fosse necessario per tutelare l’interesse nazionale.

Per il resto, segnaliamo che il Cnel verrebbe abolito con una vittoria del Sì. Ci sarebbero poi nuove disposizioni sulle leggi di iniziativa popolare, che oggi necessitano della sottoscrizione di 50.000 firme, mentre con la riforma questa soglia si alzerebbe a 150.000.

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Si abbasserebbe il quorum nei referendum abrogativi. Se le firme raccolte fossero almeno 800.000, non sarebbe più necessario che a votare andasse il 50% più uno dell’intero corpo elettorale, ma solo il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche.

Referendum 4 dicembre, ragioni di Sì e No

In estrema sintesi, e tralasciando le conseguenze politiche del referendum costituzionale, i sostenitori del sottolineano che la riforma, pur non essendo perfetta, garantirebbe un processo legislativo più veloce e permetterebbe allo Stato una riduzione dei costi. I sostenitori del No mettono in guardia su un possibile rischio autoritario, con il forte aumento del peso del Governo nel procedimento legislativo, considerando anche una legge elettorale che potrebbe dare, al partito vincitore, un potere troppo grande rispetto al numero di voti ottenuti.