Mancano ormai pochi giorni al referendum costituzionale di domenica 4 dicembre; data in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere la propria intenzione di voto circa il testo di legge riguardante le “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”.

In base all'esito di questa consultazione, cambierà la faccia della politica italiana infatti, la vita del Governo Renzi è appesa a questo filo. Ad annunciarlo fu lo stesso premier all'inizio della campagna elettorale che però, nel corso di questi mesi, ha cercato di spersonalizzarlo poiché molti elettori hanno fatto sapere che sarebbero andati a votare "No" solo per "mandare a casa Renzi".

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Su quello che succederà abbiamo consultato Francesco Cro, romano, di professione spin doctor, e molto vicino agli ambienti governativi e a chi ha uffici in via Sant'Andrea delle Fratte, 16.

SE VINCE IL Sì Secondo Cro, in caso di vittoria del Sì, sicuramente non ci sarà nessuna dimissione poiché l'Italia si troverà ad avere un governo rafforzato che procederà spedito e andrà avanti fino alla sua scadenza naturale. Inoltre potrebbe essere il governo più stabile e forte d'Europa poiché in Germania e in Francia stanno vivendo una situazione non ottimale in quanto ci si sta preparando alle elezioni politiche dell'anno prossimo. Tra l'altro il 2017 vedrà importanti appuntamenti per l'Italia, come ad esempio il G7 di Taormina.

SE VINCE IL NO Se invece dovesse avere la meglio il No, Renzi salirà al Colle per rimettere l'incarico e a quel punto la palla sarà in mano al Presidente della Repubblica Mattarella che avrà il compito di nominare un governo in grado di fare una legge elettorale decente che prima non si è riuscita a fare.

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IPOTESI DIMISSIONI ANTICIPATE Ma a proposito di dimissioni e del ruolo di Mattarella, negli scorsi giorni era circolata una voce, ripresa anche da alcuni giornali, secondo cui Renzi avrebbe potuto giocare la carta delle dimissioni anticipandole a venerdì 2 in modo da far capire agli elettori di non essere 'attaccato alla poltrona' e togliere tutti gli alibi a chi andrà a votare solo "per mandarlo a casa". Ovviamente se dovesse succedere ciò, il Capo dello Stato usufruirebbe dei dieci giorni che ha a disposizione per decidere se accoglierle o respingerle, in modo da vedere l'esito del referendum.

FIDUCIA RENZI Secondo fonti interne a Palazzo Chigi il Premier Renzi starebbe ripetendo ai suoi con una certa sicurezza "Vinciamo larghi, vinciamo larghi". Tanto che qualcuno si sarebbe anche sbilanciato dicendo che la partita si deciderà grazie ad una differenza di circa 400.000 voti, non tantissimi quindi.

GOVERNO TECNICO?La rimonta del Sì in questa ultima settimana sarebbe data dalla minaccia di Renzi circa il ritorno di un governo tecnico come quello di Mario Monti, che ha fatto spaventare molto una buona fetta di indecisi.

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E se da alcune settimane si parla dell'attuale ministro dell'economia Giancarlo Padoan come papabile traghettatore fino alle prossime elezioni, in questi giorni si è fatto avanti e sta prendendo sempre più piede il nome di un altro attuale ministro, ed è quello della cultura Dario Franceschini. #politca #Matteo Renzi #referendum costituzionale