A poco più di un’ora dalla chiusura delle urne #Matteo Renzi si presenta davanti ai giornalisti e alle televisioni. Ormai tutti sanno quello che dirà: il risultato del #referendum costituzionale – con la vittoria dei No intorno al 60% ottenuta con un’affluenza alle urne del 68,48%, simile a quella delle scorse politiche – suona come un segnale di sfiducia per il leader del Pd. E così arriva l’annuncio accompagnato da parole molto chiare, come raramente si erano ascoltate in passato.

Il discorso di Renzi

Renzi riconosce la sconfitta e se ne assume tutte le responsabilità. Ma scarica sui vincitori, quella variegata compagine che aveva definito “accozzaglia”, l’onere di proporre una nuova legge elettorale, visto che non si può andare al voto senza prima non aver modificato l’Italicum.

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La strategia è chiara: aspettare che siano gli altri a fare la prima mossa, giocando di rimessa, per la prima volta con le mani libere. Il premier ribadisce le sue intenzioni di non voler rimanere a vivacchiare al #Governo e onora la promessa fatta molti mesi fa, anticipando in diretta televisiva le proprie dimissioni. La personalizzazione della campagna elettorale non ha pagato, non resta che accettarne le conseguenze.

Bilanci e ringraziamenti

Renzi, quindi, annuncia la fine della sua esperienza a Palazzo Chigi, non senza aver prima elencato tutte le riforme e le leggi più importanti approvate in questi mille giorni di governo. Non dimentica di ricordare alcuni dati macroeconomici positivi: la crescita del Pil, la minore disoccupazione, l’incremento dell’export e il calo del debito pubblico.

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Anche in un momento così difficile non perde l’amore per la battuta, notando come la riforma, nata per ridurre le poltrone, è ormai fallita ed ora l’unica poltrona a saltare sarà la sua. Poi passa ai ringraziamenti: a tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale per il lottando per un’idea e non “contro” qualcosa, al suo esecutivo, alle forze dell’ordine e ai giornalisti. Ma al momento dei “grazie” più intimi, quelli riservati alla moglie Agnese che lo ascolta in sala ed ai figli, arriva la commozione: la voce si incrina prima di interrompersi in una breve pausa. Ma è solo un attimo, bisogna andare avanti. Ora la palla passa a Sergio Mattarella che dovrà decidere il da farsi: elezioni subito come chiedono Salvini e Grillo, oppure un governo di scopo, per realizzare con calma una legge elettorale e preparare le politiche.