Il giorno dopo la sconfitta netta del fronte del Sì e con questa la sconfitta pesante del premier #Matteo Renzi non si può non pensare al futuro e al nome che andrà a sedere a #palazzo chigi, quantomeno da qui alle prossime elezioni. Renzi si dimette, esce con stile e apre la sua successione che dovrebbe portare il Paese alla votazione di una nuova legge elettorale e alle elezioni nel 2017, un anno prima rispetto alla scadenza naturale.

Uno dei nomi più forti per la successione di Matteo Renzi come presidente del Consiglio è Pier Carlo Padoan. L'attuale ministro dell'economia e delle finanze, in passato vice segretario generale dell'OCSE, è il "tecnico" che potrebbe convincere di più Bruxelles e la finanza, visto che è un economista conosciuto e soprattutto ha collaborato a stretto contatto con Renzi negli ultimi anni.

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Ovviamente il nome di Padoan non convince per niente i vincitori del referendum, il fronte del No, che vedono nel ministro dell'economia un altro presidente stile Mario Monti. L'alternativa potrebbe essere il presidente del Senato, Pietro Grasso. Il nome dell'ex presidente della Commissione Antimafia era già uscito all'epoca dell'elezione del presidente della Repubblica. Grasso è stato eletto al Senato con il Partito Democratico nel 2013 ma è una figura superpartes rispetto ai politici di lunga data che ci sono all'interno del partito.

Tra le idee interne al PD c'è Dario Franceschini. L'attuale ministro dei beni culturali sarebbe la scelta politica del partito, qualora si possa trovare un accordo con le forze presenti in Parlamento per un nuovo governo sostenuto dalla stessa maggioranza che ha concesso a Renzi la possibilità di rimanere al governo per i famosi mille giorni.

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Franceschini, però, potrebbe essere anche il nome da spendere nel PD per la prossima campagna elettorale, soprattutto se Matteo Renzi dovesse scegliere di rassegnare le dimissioni da segretario del partito, aprendo la stagione dei congressi. Meno quotate al momento le ipotesi che portano a Graziano Delrio e Paolo Gentiloni. #referendum costituzionale