Fra le tante parole che si sono già spese in questo post referendum è interessante ascoltare le dichiarazioni di leader politici ed esponenti di partito che si sono schierati in favore del No. All’indomani della grande bocciatura di Renzi [VIDEO], tutta o quasi l’”accozzaglia” si è riversata, giustamente, sui microfoni dei giornalisti, arrogandosi, tra le righe, il merito della vittoria del No e una sorta di legittimazione ad occupare l’ambitissimo posto che fino a ieri occupava #Matteo Renzi.

Gli esponenti di partito si sono sentiti legittimati a spingere il piede sull’acceleratore per arrivare in fretta a nuove elezioni, con una convinzione neanche celata di riuscire ad ottenere posizioni di riguardo dopo la débâcle di Renzi.

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Quello che non si è sentito, o che si è sentito poco, è stato innanzitutto un vero sentimento in merito all’esito del referendum, cioè la soddisfazione nell’aver preservato la #Costituzione italiana dalle modifiche non gradite volute dalla riforma Boschi, vero punto su cui si è fondata l’intera campagna per il No.

Una mancanza che ha reso evidente il reale interesse politico e la vera natura del voto referendario, sicuramente a livello politico, forse anche a livello nazionale: la volontà di chiudere con Renzi e il renzismo e dichiarare terminata la stagione dei governi di scopo.

Oltre all’antipatia verso il Presidente del Consiglio, che ha compattato in un fragoroso ‘No’ quasi tutto l’elettorato d’opposizione, si sottovaluta un po’ la natura del referendum, ovvero una decisione sulla modifica della nostra Costituzione.

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Non si è trattato di un semplice voto politico, bensì di un voto di merito. Da sempre ci viene infatti ricordato come la Costituzione italiana sia ‘la più bella del mondo’ e di come questa sia stato un esempio e modello per molti altri paesi che rimettevano insieme i cocci dopo i danni dei fascismi e della Seconda Guerra Mondiale.

Un mantra che è stato sempre ripetuto, bipartisan, senza bandiere, per sottolineare l’unica certezza in una Italia storicamente spaccata in due, la sola e unica garanzia per un sistema fragile e frammentario. E soprattutto di questi tempi, in cui il minimo spauracchio di ripercussioni dell’Europa o dei mercati, di instabilità politica, economica e finanziaria, in cui lo sconforto verso il futuro e la classe dirigente non è mai stato così evidente, avere dei punti saldi diventa quasi un meccanismo di autodifesa ed un appiglio a cui tenersi durante la tempesta.

Il voto referendario che ha scardinato Renzi è anche questo: l’evidenza di un elettorato che non è più rappresentato degnamente, in tutti gli aspetti, dai partiti politici ma che sa di poter contare su una solida ed apprezzata Carta costituzionale, rimasta unica garante contro l’ascesa di poteri autoritari e anti democratici. #referendum costituzionale