Intervistata ieri da Repubblica, Laura Boldrini non ha escluso una sua eventuale candidatura alle primarie del centrosinistra per la cosiddetta "area Pisapia" La Presidente (o Presidenta?) della Camera interpellata su una sua discesa in campo accanto all'ex sindaco di Milano ha così risposto: "Non mi sento di fare previsioni, per me quello che conta è ragionare sui programmi e sulle priorità. Il centrosinistra è necessario trovi una condivisione sui contenuti visto che abbiamo alle spalle anni di divisioni proprio su questioni di merito. Voglio prima ragionare su questo, perché il cambiamento non nasce da schemi di palazzo". Sono in molti infatti a scommettere che sarà proprio Laura Boldrini la candidata della #sinistra di #pisapia a sfidare Renzi per la guida del centrosinistra alle prossime elezioni politiche.

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I più maligni, affermano che un'operazione del genere avrebbe addirittura il benestare di Renzi, desideroso di sfidare alle primarie un avversario temibile in modo da rafforzare la sua candidatura a premier.

Intanto il #Campo Progressista lanciato a inizio dicembre da Pisapia comincia a prendere piede. Il prossimo 22 gennaio in un'assemblea convocata a Roma sarà delineata in modo più chiaro la natura dell'operazione guidata dall'ex sindaco di Milano. Si parla di un forte interessamento al progetto del Sindaco di Parma Pizzarotti. L'ex pentastellato, sarà all'assemblea e si è dichiarato pronto a partecipare alla costruzione di un nuovo centrosinistra. Già, perché Campo Progressista nasce soprattutto per non lasciare il centrosinistra in balia degli Alfano di turno e dunque, per sfidare Renzi sul campo del cambiamento.

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Ma se Pisapia è pronto a sparigliare le carte del centrosinistra, c'è chi, al contrario, punta a costruire un polo alternativo alla sinistra del PD. Questa è l'idea che con ogni probabilità risulterà maggioritaria al congresso fondativo di Sinistra Italiana che si terrà dal 17 al 19 febbraio. Dunque, ci troviamo di fronte all'ennesima divisione nel campo della sinistra e sempre sulla base del rapporto con il PD. Entrambe le opzioni in campo puntano ad unire, ma finiranno inevitabilmente per dividere il campo della sinistra italiana, che esiste nella società, ma che non riesce a trovare sbocco in un soggetto davvero unitario.