Gli Usa sono già nell'occhio del ciclone. Sono passati pochissimi giorni dall'insediamento ufficiale di #Donald Trump a nuovo presidente degli Stati Uniti, ma il il tycoon ha già scatenato la prima polemica internazionale riguardo le sue rigidissime scelte anti-immigrazione contro sette paesi considerati pericolosi per il #terrorismo. Tutto il mondo (politici inclusi) hanno espresso il proprio dissenso. Anche l'#ONU non ci sta e ha fatto sentire la sua risposta carica di disprezzo ed indignazione.

Cosa prevede il provvedimento anti-immigrazione di Trump

Il neo presidente americano Donald Trump ha firmato un provvedimento intitolato 'Proteggere il Paese dall’ingresso di terroristi stranieri negli #Stati Uniti' con cui intende impedire per novanta giorni l'arrivo di immigrati provenienti da sette paesi potenzialmente a rischio terrorismo, ovvero Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Yemen.

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L'obiettivo dichiarato dall'inquilino della Casa Bianca è quello di costruire confini forti per evitare atti terroristici che, sulla scia di quanto successo in Europa negli ultimi mesi, sconvolgano anche l'America. Ai controllori della dogana sono stati affidati poteri straordinari per controllare chiunque vada o arrivi da uno di quei sette paesi e finora hanno fermato 190 persone.

Proteste in piazza negli Stati Uniti: anche l'Onu si scaglia contro Trump

Il provvedimento anti-immigrazione di Trump ha suscitato moltissime polemiche e anche l'Onu è scesa in campo contro il presidente statunitense. [VIDEO] Zeid bin Ra’ad Zeid al-Hussein, capo della commissione Onu per la tutela dei diritti dell'uomo, ha attaccato senza mezzi termini il tycoon e il suo progetto anti-immigrazione, definendolo come "una cosa meschina nonché uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate alla lotta contro il terrorismo".

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In tutto il mondo sono state tantissime le manifestazioni di protesta. Negli Stati Uniti migliaia di persone sono scese in piazza e negli aeroporti per esprimere il proprio dissenso contro il provvedimento di Trump, occupando posti nevralgici e simbolici come l'aeroporto John Fitzgerald Kennedy e Battery Park, a pochi passi dalla Statua della Libertà.