Come un fulmine a ciel sereno arriva la sorpresa, quantomeno per la maggior parte degli iscritti al portale del #movimento 5 stelle: sulla piattaforma Rousseau si può partecipare ad una votazione che riguarda il futuro degli europarlamentari grillini. Nello specifico, si chiede alla base se la delegazione dei 5 Stelle all'europarlamento deve cambiare gruppo, ed eventualmente dove confluire. Si può scegliere fra tre opzioni, ciascuna delle quali conduce verso risvolti di carattere negativo. Vediamole di seguito.

Permanenza in EFDD

Dopo il referendum estivo avvenuto nel Regno Unito, con cui il popolo britannico ha scelto la Brexit, cioè l'uscita dall'Unione Europea, il partito di Nigel Farage ha raggiunto il suo obiettivo politico.

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Per tale motivo, gli europarlamentari inglesi (e quindi anche quelli di UKIP) non esisteranno più all'interno dell'europarlamento a partire dalla prossima legislatura. Lo stesso Farage ha già abbandonato la leadership del partito che, di fatto, non sta più lavorando alle tematiche legate alla politica europea. In quest'ottica, restare in EFDD starebbe a significare, per i grillini, posticipare (senza poterlo risolvere) il problema relativo alla scomparsa del gruppo stesso, dato che quando UKIP non sarà più nell'europarlamento non potrà esistere più nemmeno il suddetto gruppo, di cui il partito britannico è una colonna portante. In tal caso, i membri del #M5S si ritroverebbero da soli, senza alcun gruppo parlamentare.

E cosa comporta il "restiamo soli"?

Essere all'interno del parlamento europeo, ma non appartenere a nessun gruppo, sarebbe penalizzante per una forza politica come M5S. Il motivo risiede nel fatto che, se non si aderisce a un gruppo politico, non si ha accesso a fondi, strutture, uffici, e soprattutto non si può disporre di tempi di parola, non si possono ottenere incarichi direttivi nelle relazioni e nelle commissioni.

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In altre parole, si rischia di diventare insignificanti, di essere tagliati fuori dai lavori parlamentari. C'è anche da sottolineare che nessuno degli attuali gruppi europarlamentari ha una "aderenza" perfetta con il Movimento 5 Stelle in termini di programmi e idee, quindi non esiste sulla carta un "meno peggio".

Paradossalmente, da un punto di vista di "lavoro parlamentare" e di "incisività", la scelta peggiore potrebbe essere proprio questa, perché correre da soli vorrebbe dire mandare in fumo molto del lavoro svolto fino ad ora: andrebbero persi gli attuali rapporti legislativi, come quelli su procedure d'asilo, regolamento di Dublino, PIF e Procura europea.

Confluire nel gruppo parlamentare ALDE

Analizzando quest'altra possibilità ci si imbatte in una situazione che, invece di possedere caratteristiche sconvenienti o negative, potrebbe risultare "imbarazzante": ALDE, infatti, è probabilmente il più europeista dei gruppi parlamentari, mentre il Movimento 5 Stelle si è presentato alle scorse elezioni europee con un programma di sette punti che cozzano completamente con i programmi delle forze politiche che appartengono al gruppo dei liberaldemocratici.

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Inoltre Guy Verhofstadt, presidente di ALDE, è stato etichettato dal Movimento, non più tardi di un anno e mezzo fa, come uno degli "impresentabili", definito come "colui che colleziona poltrone".

Probabilmente è questo il motivo principale per cui una fetta della base e dei portavoce pentastellati non vede di buon occhio questa soluzione, nonostante garantisca la "totale e indiscutibile autonomia di voto" durante i lavori parlamentari, come specificato nella nota apparsa sul blog di #Beppe Grillo: infatti è questo l'aspetto a cui, più di tutto, tengono gli europarlamentari grillini; aspetto che soltanto ALDE potrebbe garantire.

In ogni caso, qualsiasi decisione verrà presa dalla base, sarà una soluzione che avrà risvolti negativi e genererà polemiche su più fronti. In sostanza, vale la regola del "come fai sbagli".