"La sinistra esca dall'imbarazzo e faccia proposte concrete sul lavoro"

Mattiello, oggi l’Europa non gode di buona salute, in particolare per quanto riguarda il #Lavoro. Come affrontare questo problema?

Per anni le forze politiche di ispirazione socialdemocratica hanno criticato la globalizzazione e in particolare i suoi effetti negativi sul mondo del lavoro. Oggi a capitalizzare questa critica sono i partiti di destra, molti dei quali caratterizzati da correnti neonazionaliste e neosovraniste. I partiti di sinistra possono uscire da questa situazione trovando parole chiare e programmi convincenti sul lavoro. L’aspetto della regolamentazione è importante, ma è fondamentale un piano di investimenti pubblici per creare nuove opportunità di occupazione.

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Per quanto riguarda l’Italia, il Partito Democratico, di cui lei fa parte, vive un momento di grande crisi. Come guarda alle nuove formazioni politiche che si presentano come forze di sinistra alternative al #Pd?

La mia impressione è che il Partito Democratico, così come gli altri partiti di sinistra, risolverà le proprie difficoltà quando definirà nel suo programma una serie di proposte convincenti su come creare lavoro. Tattiche, posizionamenti e alleanze sono secondarie rispetto alla necessità di dare risposte in termini di occupazione, che siano compatibili con il mondo in cui viviamo. Questo tenendo sempre presente l’importanza di rinegoziare i rapporti di forza tra cittadino e grande finanza. Ogni tipo di negoziazione, però, si basa sul conflitto, e per avere un peso bisogna avere alle spalle una forza politica organizzata.

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"I voucher vanno regolamentati, abolirli sarebbe un errore"

Tornando al tema del lavoro, qual è la sua posizione rispetto ai #voucher? Cosa voterà al referendum promosso dalla CGIL?

Sono tra i firmatari della proposta di legge avanzata dal presidente della commissione lavoro della Camera Cesare Damiano (PD), che prevede una regolamentazione dello strumento dei voucher. Se la legge non venisse approvata prima del referendum, al quesito referendario voterò No perché secondo me quella dell’abolizione non è la strada giusta. I voucher fanno emergere una parte di lavoro che altrimenti sarebbe in nero. Allo stesso tempo non devono diventare un modo per non assumere chi invece dovrebbe essere assunto regolarmente. Vanno, perciò, corretti.

Il secondo quesito ammesso alla consultazione referendaria prevede l’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti, per difendere i diritti dei lavoratori occupati in appalti e sub appalti. Qual è la sua posizione?

Si tratta di un bel quesito.

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Spero che prima del voto la nostra maggioranza politica recepisca il messaggio di questo referendum e modifichi il Codice degli Appalti, costringendo a una responsabilità in solido sul tema della sicurezza chi appalta e subappalta. Sarebbe un passo in avanti, nella direzione indicata dal quesito.

Il quesito sul ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, invece, è stato dichiarato illegittimo dalla Consulta. Lei cosa avrebbe votato?

Tra il 2014 e il 2015 ho votato il Jobs Act, che prevede una regolamentazione diversa dell’art. 18 e quindi delle modalità di reintegro dei lavoratori licenziati. Dopo due anni, resto convinto che il compromesso trovato in quella riforma sia buono, perché limita i licenziamenti discriminatori con il reintegro nel posto di lavoro del dipendente.