La corsa all’Eliseo entra sempre più nel vivo. Domenica 29 gennaio ci sarà il ballottaggio tra i candidati del partito socialista. L’ex primo ministro Manuel Valls dovrà vedersela con Vince Benoit Hamon, capo fronda contro la sua stessa maggioranza ai tempi della “Loi travaille”. Nel frattempo esce fuori il “Penelopegate”, lo scandalo che riguarda la moglie di François Fillon, ex primo ministro di Sarkozy, accusata di aver usufruito degli stipendi come assistente parlamentare, funzione che non avrebbe mai ricoperto. Accusa simile rivolta dal Parlamento Europeo, nel settembre dello scorso anno, a Marine Le Pen la quale avrebbe usato fondi europei per finanziare attività del Fronte Nazionale in Francia.

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Le due visioni del socialismo europeo

Nel secondo dibattito televisivo, di mercoledì sera, per le primarie, le due anime contrapposte di un partito socialista moribondo, dopo la presidenza Hollande, la meno amata nella storia del paese, stando ai sondaggi, hanno rappresentato al popolo francese due modelli diversi di società. Da un lato il “social-liberismo”, pragmatico, che piace molto anche alla destra conservatrice, dall’altro una sorta di “neo-egualitarismo”, che si riappropria della tradizione socialista. «Effettivamente la spesa pubblica è già molto elevata, - ha affermato Valls - ci addossiamo un certo numero di spese perché bisogna proteggere, curare e insegnare… Ma c‘è un problema di credibilità. Non si tratta di far sognare, si tratta di essere credibili. Noi siamo credibili quando governiamo».

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La credibilità diventa dunque l’arma che l’ex primo ministro sfodera lasciando intendere che governare significa andare fino in fondo. Dal canto suo Hamont ha rilanciato il suo modello anti-austerità, che stringe la mano a Diem25, il nuovo partito pan-europeo dell’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, con la proposta del reddito di cittadinanza, nuovo pilastro delle politiche sociali: «Ho già detto che non intendo aumentare le imposte perché mi assumo la responsabilità di dire che bisogna farla finita con il dogma del 3 per cento del deficit pubblico e che bisogna, stando alle raccomandazioni degli economisti, porre subito fine all’epoca dell’austerità». Secondo i sondaggi il candidato dell’ala sinistra socialista sarebbe in vantaggio.

Il Penelopegate

Situazione ben diversa per i Républicains con lo scandalo innescato dal settimanale "Le Canard Enchainé", secondo cui Penelope Fillon, moglie del candidato all'Eliseo, avrebbe frodato il parlamento francese per aver intascato 500 mila euro lordi come assistente parlamentare di suo marito, incarico mai espletato.

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Fillon ha annunciato che oggi produrrà dei documenti i quali smentiscono l’accusa, dopo che la procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per appropriazione indebita e abuso d’ufficio. Secondo la legislazione francese è possibile che familiari di parlamentari possano ricoprire incarichi di collaborazione che però devono ovviamente essere svolti.

Soldi europei per le attività del partito

Uno scandalo questo che quand’anche provato difficilmente sarà stigmatizzato dall’altra candidata alle presidenziali francesi Marine Le Pene, accusata dall’organismo antifrode dell’Unione Europea di aver utilizzato circa 340mila euro per pagare due assistenti, che avrebbero lavorato per lei non a Strasburgo o a Bruxelles ma Nanterre, presso la sede del Fronte Nazionale. Si tratta di Catherine Griset che dal 2010 al 2016 non si sarebbe mai vista nei locali del Parlamento Europeo, e di Thierry Légier, guardia del corpo da ottobre a novembre 2011. All’organismo di controllo europeo, che ha richiesto i soldi indietro, l’avvocato della Le Pen ha risposto a suo tempo che è impossibile scindere l’attività europea con quella interna… Una smentita che non smentisce... #corsa all'Eliseo