Farà sicuramente discutere una Proposta di Legge che da oggi 25 gennaio è in esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Si tratta di una proposta che vorrebbe inasprire il reato di #apologia fascista. Anzi, l’atto mira ad inserire nel Codice Penale un nuovo articolo per il “reato di propaganda del regime fascista e nazista”. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e cosa prevede la proposta.

La proposta in sintesi

Il DDL di cui parliamo è frutto di una proposta del 2 ottobre 2015 che era ferma alla Camera e che oggi dovrebbe passare al vaglio della Commissione Giustizia. Viene proposta una tipologia di reato che punisce duramente chi fa propaganda e promuova la diffusione di immagini e contenuti del partito fascista e del partito nazionalsocialista tedesco, cioè di #mussolini ed Hitler e di chi promuova le loro ideologie con gesti e comportamenti.

Pubblicità
Pubblicità

In parole povere, il nuovo articolo del Codice che si andrebbe ad inserire a proposta approvata, che sarebbe il 293 bis, vieta di vendere gadget e souvenir che richiamano a quelle ideologie e punisce anche con il carcere i trasgressori. La punizione sarebbe tra i 6 ed i 2 anni di carcere per chi commercia, fabbrica e utilizza anche solo a scopo commerciale questa oggettistica. La stessa punizione per coloro che con rituali, gestualità e atteggiamenti, diffusi anche con le moderne tecnologie, richiami al “fascinazismo”. In definitiva, rischiano grosso quei commercianti che vendono i gadget ed anche i cittadini che fanno il saluto romano o che richiamino alle ideologia anche attraverso la rete ed i social. Essendo Internet un fenomeno nuovo rispetto alle Leggi vigenti, che come la “Scelba-Mancino” non prevedono reati telematici, la proposta risponde secondo i promotori, all’esigenza di un nuovo intervento normativo in materia.

Pubblicità

Anzi, un passaggio della proposta mira ad inasprire le pene aumentandole fino al 33% in più per reati commessi su internet. Inoltre, sembra che ci sia la necessità di combattere lo sdegno che molti turisti hanno segnalato nel vedere dette immagini in giro per i negozi e le bancarelle.

Non è una novità

L’apologia di reato in relazione al #fascismo non è una novità, perché da tempo la si vuole combattere e perché è stata oggetto di numerose sentenze, spesso in contrasto. Per esempio, lo scorso luglio, la Giunta Regionale dell’Emilia Romagna ha approvato una risoluzione simile alla proposta di Legge che conferma il divieto della vendita di gadget fascisti. La cosa è stata ampiamente divulgata e contestata anche in sede di approvazione dai gruppi di minoranza soprattutto per l’economia del Comune di Predappio, dove sono numerose le attività che commerciano questa oggettistica e che rischiano la chiusura. Inoltre, numerose sentenze della Cassazione hanno confermato come anche il cosiddetto saluto romano sia perseguibile come reato.

Pubblicità

A dire il vero però, ci sono pronunce giudiziarie che dicono il contrario, come quella del Tribunale di Livorno che ha sancito come il saluto non costituisca reato. Inoltre, proprio il Comune di Predappio (la città natale del Duce) in solido con la Regione Emilia Romagna ha stanziato soldi per portare a termine l'apèertura del museo fascista su cui sta lavorando l'Istituto Parri di Bologna e che dovrebbe essere pronto per marzo 2017. In definitiva, la materia è alquanto particolare, ma sicuramente le discussioni saranno tante se venisse approvata, anche perché non si parla di divieto per altre ideologie come quella comunista, con Stalin, Lenin e così via.